25/06/13

Palestine, land of sorrow and hope



Nel 1843 Hans Christian Andersen scrisse “Il brutto anatroccolo”, il cui chiaro messaggio era dimostrare come essere diversi è un dono e non una condanna. Successivamente nel 1996 Fabrizio de André ammoniva che “recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie, coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie, la maggioranza sta, come una malattia, come una sfortuna, come un'anestesia, come un'abitudine”. Condannando in questo modo le maggioranze che, forti del proprio numero, si arrogano il diritto di vessare le minoranze. 
Parole al vento.
Anni di ambizioni meschine e incultura razzista, sfruttando millenarie paure, hanno convinto la maggioranza che il diverso va escluso, emarginato, umiliato. In particolare la propaganda sionista sta ingannando da anni il mondo intero, facendo credere che o si è evoluti, progrediti, buoni e quindi “Occidentali” o si è terroristi, inumani, sottosviluppati e quindi “Arabi”.
Ma come si può essere “Occidentali”? Soprattutto oggi quando essere “occidentalizzati” vuol dire essere omologati nei gusti, nei pensieri, nei comportamenti. Soprattutto noi che fin da piccoli siamo stati forzati a credere che l'unico modello di vita giusto sia quello occidentale. Dove è andato a finire il senso critico, qualità che da sempre ha distinto gli esseri umani dalle bestie? Con la loro propaganda ci vogliono ridurre a bestie ed è nostro dovere resistere. I popoli che resistono, che non si lasciano convincere, vengono colonizzati, da sempre, e costretti ad obbedire con la guerra. Guerra verso chi resiste, verso i “diversi”, gli “stranieri”, gli ”altri”, in questo caso i “Palestinesi”.
Io mi sento semplicemente un essere umano unico e non occidentalizzato, ma voglio comunque accettare le loro stupide regole del gioco e credere che esista veramente questa falsa dicotomia fra “Occidentale” e “Arabo”: bene, mi è rimasto abbastanza cervello per capire chi veramente sia disumano, chi sia il vero terrorista, colui che semina il terrore e la paura del “diverso”.
Essere “diverso” equivale ad essere resistente, non omologato, essere se stesso e quindi libero. Come possiamo ancora credere a chi da anni sta cercando di convincerci che essere liberi faccia paura?
Nonostante i divieti, le restrizioni, i muri, le prigioni, i “diversi” sono esseri liberi perché hanno deciso di resistere e di non farsi omologare. Per questo fanno tanta paura: in questo mondo globalizzato, la sola esistenza dei “diversi” è sufficiente a sconvolgere l'operato delle istituzioni omologatrici, a scuotere le fondamenta di qualsiasi governo così come la coscienza di qualsiasi persona intellettualmente onesta. E per questo i "diversi" vanno sconfitti, battuti, colonizzati.
“Diversi” sono stati e sono tuttora gli indigeni in Brasile, gli indiani negli Stati Uniti, gli Inca, i Maya, gli Aztechi, i campesinos zapatisti nel Continente Latinoamericano, gli appartenenti al MTST che stanno in questi giorni resistendo in Brasile o chi oggi sta protestando in Turchia, gli omosessuali, le lesbiche, i senzatetto, i “matti”, i “geni”. “Diversi” sono tutti gli esseri umani che, andando sempre “in direzione ostinata e contraria”, hanno ancora voglia, forza ed energie per resistere ad un potere omologante e per questo disumanizzante.
C'è ovviamente una sovrabbondanza di “diversi” in questa Striscia di terra martoriata dove tutti sembrano chiederci: «Come è possibile che voi “occidentalizzati” non capiate e non facciate niente per fermare questo massacro?» In effetti si tratterebbe solo di capire i loro sguardi e la semplicità della loro richiesta di vivere liberi e in pace. Capire il mare di sangue versato, il fiume ininterrotto di morti che ha segnato la storia di questa terra. Capire la loro incrollabile speranza in un futuro di pace, capire il silenzio dignitoso o il grido di dolore di chi per anni ha chiesto rispetto, giustizia e libertà. Capire la rabbia repressa di chi alla fine non riesce più neanche a sperare. Chi oggi non prova a capire e rimane in silenzio o anche soltanto imparziale è comunque complice di tutta questa sofferenza. 
Essere “diversi” è resistere, è pensare, e per questo è affascinante ma è allo stesso tempo doloroso perché troppo spesso i “diversi” sono incompresi, isolati, dimenticati e non è facile vivere da soli. So che è difficile e faticoso da accettare ed è molto più semplice smettere di pensare ed obbedire alla maggioranza, ma, ci piaccia oppure no, in fondo siamo tutti “diversi”.
Per quanto mi riguarda poi le maggioranze mi hanno sempre fatto paura, io sono diverso e in quanto diverso mi sento unico e felice. Io starò sempre dalla parte delle minoranze, dalla parte dei “diversi”, dalla parte di chi ancora pensa con la propria testa, dalla parte degli “uomini liberi”.




In 1843 Hans Christian Andersen wrote “The ugly duckling”. Its message states that being different is a boon, rather than spelling doom. In relation in 1996, Fabrizio de André warned that "reciting a rosary of petty ambitions, of millennial fears, of endless tricks, cultivating quietly the horrible variety of their own arrogance, the majority stays, as a disease, as a misfortune, as an anesthesia, as a habit". With his words he condemned majorities which arrogantly bestow upon themselves the right to harass minorities from time immemorial thanks to the power of their number. 
Yet all words are eventually lost in the wind.
Years of petty ambitions and racist ignorance, using millennial fears, they have convinced the majority that the different, or those simply termed as the “other” should be excluded, marginalized, humiliated. In particular zionist propaganda is cheating the whole world for years, affirming that if you have evolved, if you are advanced and good, you are "Western" otherwise you are terrorists, inhuman, underdeveloped, "Arab" or something considered equally degraded.
But how can we be "Western"? Especially today when being "Westernized" means to be conformed in tastes, ideas, habits. Especially us, who since our childhood have been forced to believe that the only right way of life is a Western one. Where is the critical sense? That quality that has always distinguished humans from other animals. In this way propaganda reduces us to beasts, it is most certainly our duty to resist.
People resisting who are not conformed are colonized as always and forced to obey. This war against those in opposition to oppression. This war against those that are "different", in this case against I speak of the situation in Palestine.
I feel I am a human, not just a Western human being. But even if I play this game and accept the Western-Arab false dichotomy they present, I still have enough intelligence to figure out who is really inhuman, who is the real terrorist and who is spreading the terror and fear of the “other”.
Being an "other" is equivalent to being resistant, not homologated, being yourself and therefore what is loosely termed as free, depending on how much you have to sacrifice for it.
How can we still believe in those who have been trying to convince us for years that we have to fear in order to be free?
Despite prohibitions, restrictions, walls, prisons, the "others" are free beings because they decided to resist and not to conform.
In this globalized world we have become frightened, the very existence of what is not known is enough to disrupt the workings of institutions pushing to stay in the box. A persuasive system is place in order to shake the foundations of any government as well as the consciousness of any intellectually honest person, and for the same reason they have to be defeated, beaten, colonized.
Indigenous people in Brazil, United States, the Incas, Mayans, Aztecs, Zapatistas in the Latin America...they still remain in some fashion. Members of the MTST who are resisting currently in Brazil, or people who are protesting today in Turkey. People with homosexual orientation such as lesbians, the homeless, the "crazy" people have found a way to make their voice heard; but will it be enough to unshackle them?
"Others" are all human beings who go obstinately in a contrary direction, they still have the will power, strength and energy to resist a dehumanizing power.
There is obviously an overabundance of marginalized people in this sorrowful Strip, where many seem to ask us: "How is it possible that you Westerners do not understand and do nothing to stop this massacre?"
It true, it only takes a moment to pick up to some degree their struggle that has been unjustly forced upon them. Additionally the simplicity of their request to live freely and in peace is stiflingly muted.
To understand the sea of blood that has been created here, to fathom the stream of dead that has scarred the history of this land...
To comprehend their abiding hope for a peaceful future, their respectable silence or in contrast their cries of pain only takes one to be human also. From one who has borne many years ago, still demanding minimal respect, justice and freedom to those just born that are innocent in every regard the situation here is obviously wrong.
Understanding the suppressed anger of one who is finally no longer able even to hope, who today does not try to understand and remains silent or even impartial, is still an accomplice in all this suffering.
Being an other is to resist, to think, and for this reason it is fascinating but at the same time painful because too often we are misunderstood, isolated, forgotten and it is not easy to live alone.
I know it's difficult and hard to accept. It's much easier to stop thinking and comply with the majority's orders, but, whether you like it or not, eventually we are all the other in some way.
Majorities have always frustrated me. I am different and this makes me feel unique and happy. I'll be always on the side of minorities, on the side of the "other", on the side of those who still think for themselves and who err only because they yearn for freedom.




En 1843  Hans Christian Andersen escribió “El patito feo”, cuyo mensaje era claramente demostrar como ser diferente es un don y no una condena. Más tarde, en 1996, Fabrizio de André amonestó que "rezando un rosario de ambiciones mezquinas, de miedos milenarios, de inagotables artificios, cultivando tranquilamente la horrible variedad de su propia arrogancia, la mayoría está, como una enfermedad, como una desgracia, como una anestesia , como una costumbre". Condenando de esta forma a las mayorías que, gracias a su propio número, se arrogan el derecho de acosar a las minorías. 
Palabras al aire.
Años de ambiciones mezquinas e incultura racista, aprovechando miedos milenarios, han convencido la mayoría que el otro debe ser excluido, marginado, humillado. En particular, la propaganda sionista está engañando a todo el mundo durante años, intentando convencernos que o estamos evolucionados, avanzados, buenos y por eso "Occidentales" o estamos terroristas, inhumanos, subdesarrollados y por eso "Arabes".
Pero ¿cómo podemos ser "Occidentales"? Especialmente hoy, cuando ser "occidentalizado" quiere decir ser homologado en los gustos, en los pensamientos y en los comportamientos. Especialmente nosotros que desde la infancia nos vimos obligados a creer que la única forma de vida justa es sólo la de Occidente. ¿Adónde se fue el sentido crítico? Una cualidad que siempre ha distinguido a los humanos de los animales. Con su propaganda nos quieren reducir cómo bestias y es nuestro deber resistir. Los pueblos que resisten, que no están convencidos, son colonizados, desde siempre, y obligados a obedecer por la guerra. Guerra hacia los que resisten, hacia el "diferente", el "extraño", el "otro", en este caso el "Palestino".
Yo sólo creo ser un ser humano único y no occidentalizado, pero quiero igualmente aceptar sus estúpidas reglas del juego, y creer que exista esta falsa dicotomía entre "Occidental" y "Arabe": bueno, me quedé con suficiente cerebro para averiguar quién es realmente inhumano, quién es el verdadero terrorista, él que siembra el terror y el miedo al "otro".
Ser "otro" equivale a ser resistente, no homologado, ser tu mismo y por lo tanto libre.
¿Cómo podemos seguir creyendo a los que desde años pretenden convencernos que ser libres da miedo?
A pesar de las prohibiciones, las restricciones, los muros, las prisiones, los "otros" son seres libres porque decidieron resistir y no ser homologado. Por eso asustan: en este mundo globalizado, la mera existencia de los "otros" es suficiente para perturbar el trabajo de las instituciones que homologan, para sacudir los cimientos de cualquier gobierno y despertar la conciencia de cualquier persona intelectualmente honesta. Y por eso los "otros" tienen que ser vencidos, derrotados, colonizados.
“Otros” han sido y siguen siendo los pueblos indígenas de Brasil, los indígenas en las América, los Incas, los Mayas, los Aztecas, los campesinos zapatistas, los miembros del MTST que resisten estos días en Brasil o los que protestan hoy en Turquía, los homosexuales, las lesbianas, las personas sin hogar, los "locos", los "genios". "Otros" son todos los seres humanos que, yendo siempre "en dirección obstinada y contraria", aún tienen el deseo, la fuerza y la energía para resistir un poder que homologa y que por eso deshumaniza.
Evidentemente hay un exceso de “otros” en esta Franja de tierra castigada donde todos parecen preguntarnos: "¿Cómo es que ustedes los "occidentalizados" no entienden y no hacen nada para detener esta masacre?" De hecho, sólo sería suficiente entender sus miradas y la sencillez de su ruego para vivir libres y en paz. Entender el mar de sangre derramado, el flujo constante de muertos que ha marcado la historia de esta tierra. Comprender su firme esperanza de un futuro de paz, entender el silencio digno o el grito de dolor de los que durante años han pedido respeto, justicia y libertad. Comprender la ira reprimida de los que finalmente no son capaz ni siquiera de esperar. Quien hoy no trata de entender y permanece en silencio o incluso imparcial sigue cómplice de todo este sufrimiento.
Ser “otros” es resistir, es pensar y por eso es encantador pero al mismo tiempo es doloroso porque muy a menudo los “otros” son incomprendidos, aislados, olvidados y no es fácil vivir solos. 
Sé que es muy difícil y agotador aceptarlo y es mucho más simple dejar de pensar y obedecer a la mayoría, pero nos guste o no en el fondo todos somos "otros".
La mayoría siempre me ha asustado, yo soy diferente y como “otro” me siento único y feliz. Yo siempre estaré a lado de las minorías, a lado de los "otros", a lado de todos los que siguen pensando, a lado de los "hombres libres".

19/06/13

A chump dreamer



Sognavo ad occhi aperti e incidevo racconti in riva al mare assegnando ad ogni granello di sabbia un nome e un passato. Convinto di sostituirmi al destino beffardo inventavo complicate storie d'amore che il vento si divertiva a distruggere con un solo soffio, rendendo impossibile districare la matassa dei fili, amori mai finiti, che legano fra loro ogni singolo granello. Stanco di giocare presi a fissare le onde del mare che iniziarono a sussurrarmi La storia degli animali.
«C'era una volta, tanto tempo fa, quando ancora gli uomini non erano apparsi sulla Terra, un mostro brutto prepotente e cattivo. Tutti gli animali avevano molta paura di questo bestione di cui oggi non è rimasta memoria tanto che non sappiamo più neanche che nome avesse. Si narra che la sua prepotenza derivasse dalla convinzione di essere stato eletto da Dio, che fosse fatto di cemento e filo spinato e che giustificasse i propri disumani comportamenti con il fatto di aver subito atrocità simili in passato.
Pure gli animali più forti, come i leoni, più grandi, come gli elefanti, più furbi, come le volpi, più intelligenti, come i delfini e più belli, come le aquile, avevano paura di lui. Entrava spavaldo nelle loro tane e li faceva scappare terrorizzati; di notte si divertiva a distruggere le case che per caso incontrava nel suo cammino. Rubava tutta l'acqua lasciando gli animali senza niente da bere e distruggeva tutti i campi e i raccolti così che non avessero più niente da mangiare.
Con la sua strana forma circondava interi terreni e crescendo ogni giorno di più imprigionava al suo interno sempre più animali impedendo loro di muoversi liberamente per cercarsi il cibo con cui poter sopravvivere. Gli animali rinchiusi all'interno del mostro che riuscivano a rimanere vivi venivano terrorizzati e prima o poi uccisi. In questo modo il mostro diventava sempre più grande e indistruttibile. 
Gli animali, sfiniti da una vita impossibile, non sapevano più cosa fare per sconfiggere questo mostro. Avevano provato in tutti i modi, anche cercando di parlarci, ma ogni volta che sembrava trovato un accordo il mostro infrangeva i patti e tornava a uccidere e seminare il terrore. Avevano chiesto aiuto agli animali non ancora raggiunti dal mostro ma questi, per vigliaccheria o per paura di ritorsioni, facevano finta di non sentire le richieste di aiuto dei loro fratelli. Avevano provato a resistere in tutti i modi, qualcuno era riuscito a fuggire e qualche altro semplicemente sopravviveva sperando solo di non essere la prossima vittima. 
Molte volte tutti gli animali si riunirono per decidere come sconfiggere il mostro ma non riuscivano mai a trovare un accordo perchè parlavano lingue diverse e ogni animale voleva usare le proprie abilità, gli uccelli volando in alto, le talpe scavando tunnel, i leoni combattendo e così via. Soltanto quando era il turno dei pesciolini c'era un gran silenzio in cui tutti sembravano andare d'accordo, perchè i pesciolini che vivono nel mare non possono parlare e per questo hanno trovato un nuovo modo di comunicare, il silenzio. Piano piano tutti gli altri animali, che a turno urlavano e basta, capirono che forse l'unico modo per trovare un accordo era stare un pò in silenzio ed ascoltare gli altri. Capirono anche che il miglior modo per farsi sentire era unire i silenzi perchè fra le stelle che dominano il mondo c'è un silenzio tale che se ti fermi ad ascoltarlo è così assordante da fare quasi male.
Così, raggiunto finalmente l'accordo in silenzio, gli animali capirono che il miglior modo per sconfiggere il mostro era unire le loro forze. Allora chiamarono a raccolta tutti gli animali e chiesero aiuto anche ai loro vecchi compagni morti, perchè i morti hanno memoria incisa sulle pietre della terra intrisa del loro sangue. Nel silenzio i morti iniziarono a parlare e consigliarono agli animali vivi di mettersi al centro così che loro, che ormai erano morti e non avevano più niente da temere, li avrebbero protetti. Il cerchio che i morti formarono intorno ai vivi arrivò ben presto a toccare i confini e le pareti del mostro che nutrendosi della libertà dei poveri animali si sentiva felice con tutte quelle anime racchiuse dentro di sè. Ma i morti, che grazie all'aiuto di un arcobaleno gigante continuavano a scendere dalle stelle, erano talmente numerosi che per trovare posto all'interno del mostro iniziarono a spingere così forte verso l'esterno che lo fecero scoppiare in mille pezzi. 
E fu così che gli animali tornarono a vivere liberi e felici di aver imparato che per sconfiggere un mostro bisogna essere uniti e per essere uniti bisogna saper ascoltare in silenzio. I morti poi tornarono a fare i morti e cioè concime per una terra libera in cui possano vivere felici i loro nipoti.»
Proprio mentre mi risvegliavo mi accorsi che l'alta marea aveva depositato il riflesso di una stellina fra i miei piedi. Così, con le scarpe ormai zuppe, raccogliendo delicatamente e con amore lo specchio d'acqua cercavo di portarmi a casa l'immagine della mia Stellina. Ma la fantasia non si può imprigionare e una volta arrivato a letto mi accorsi di aver perso tutta l'acqua per strada. Alzai allora gli occhi al cielo e dalla finestra della mia camera vidi la mia Stellina volare ancora lassù in alto e raccontare a tutte le altre stelline la storia di Un testone sognatore.




I was daydreaming, conjuring stories on the seaside. I gave a name and created a past for each grain of sand. I convinced myself all the stories were true.
As a rule I mocked their fate while inventing complicated love stories that the wind enjoyed destroying with a single blow. It was impossible to unravel the knot of connections that love never finishes and that unite each single grain.
When tired of that sort of play I started staring at the waves of the sea which began to whisper to me another narrative The Story of the Animals.
«Once upon a time in a world not so different from our own all animals familiar to us, besides humans, dwelled. Since humans were not there to cultivate, converse and make trouble the other animals had fill the void by doing such things themselves.
A nasty bully had materialized from what seemed to be something beyond what was natural. All the animals were very afraid of this beast. So much is the case that the monster has yet to be forgotten in this Animal realm. Yet we don't know what the beasts name was, even though it certainly did have a name.
It seems that the monster's arrogance stemmed from having been chosen by God to have a strange shape. The ferocious creature was made of concrete and barbed wire. That's why its movements were unwieldy, but it did not explain why it's attitude was so incorrigible. Of course it had suffered in the past, and perhaps this is why it acted with so much malice.
Even the strongest animals, such as lions, the biggest one, like elephants, the most astute, such as foxes, or the smartest ones, like dolphins and the most beautiful, like eagles...they were all afraid of the beast. For the creature arrogantly barged into their homes, they were forced to flee in terror. At night the beast enjoyed destroying homes it found on its path. The monster drank all the water, leaving many animals without any and it destroyed numerous fields and crops by stomping on the soil so that they had nothing to eat.
With its strange shape it eventually surrounded a sizable portion of land, and everyday more beings were imprisoned inside its greedy fortress. This prevented the animals from moving freely to look for food or having any type of normal animal life. The animals that were thus caged inside the monster somehow managed to stay alive even though they were often terrorized.
Sooner or later they were eaten by the beast. In this way, the monster grew larger, it became so large it seemed indestructible.
The entrapped animals that were still alive were exhausted from such an impossible life and none of them seemed to know how defeat the towering monster. This did not stop them from attempting many ways to overcome their oppressor. They even tried talking to the beast. At certain points they even came to a few agreements with it, but any deal struck with the monster also meant the deal would eventually be broken... almost in the same breath. The mixture of concrete and painful wire that at times wrapped around the animals so tight they couldn't even talk was good at all things bad.
The beast indeed loved to kill and terrorize. Those within the concrete oddity that continued to constrict their bodies asked for help from the animals not yet within the grasp of the monster. In fact some of them called onto the others while their final gasps approached.
However out of cowardice or fear of retaliation, those beyond the beasts grasp pretended not to hear the calls for help. They simply continued eating the grass the monster had not yet stomped on, and drinking from river the beast had not yet drunk. They frolicked in a forest that was day by day getting smaller as the beast grew larger.
Those in the beasts belly fortress tried to resist by all means, and one or two were even able to escape. Others simply survived inside the beast, hoping to continue even though life was not the same as before.
Once the problem grew to a certain extent the animals that could gather decided they had to come up with a better strategy on how to defeat the monster, but they never managed to reach an agreement because they spoke different languages. In addition each animal wanted to use their distinct skills. The birds wanted to fly high and far away, the moles wanted to dig tunnels down low, the lions roar and fight... and so on.
Only when it was the turn of the fish was there a great silence during which time everyone seemed to get along well. This was because the fish living in the sea can't speak so they found a new way to communicate, silence. Slowly all the other animals, who were eventually just screaming, realized that perhaps the only way to find an agreement meant they must stay silent at times and listen to the others. They also understood that the best way to make themselves heard was to collectively be quite, for among the stars that dominate the world there is a deafening silence, it's a force beyond all other powers in the world.
Finally, after the animals reached an agreement in what was mostly silence, they realized that the best way to defeat the monster was to join their forces. So they summoned up all the free animals by making one load call that could be heard across the world.
They also summoned the help of their old dead comrades. The dead have their memories engraved on the stones of the earth. The dead speak in the silence very well, which fit the animals strategy of how to communicate, so they advised the living animals to go to the center of the beast, there they would be better protected because a circle could then be formed by the dead around the living. There were many dead, so many that combined with other animals that came to help an those initially caught inside the beasts belly they started to push on the walls of the monster. The concrete started to crack.
The beast was feeding on the restrictions it imposed on the animals, this freedom they had discovered with others was considered by the beast to be very dangerous. The beast was happy with all animals encased within itself, alive or dead, so the breaking of the wall was the biggest of problems according to it.
Eventually the mass was so numerous that just to find a place inside the monster they had pushed hard towards outside until he burst into thousands of pieces.
Because of this the animals returned to live free and happy. They learned that in order to defeat a monster they needed to join forces and for that they must be able to listen in silence, work together, and listen to the dead. The dead went back to being truly dead and became fertilizer and the living lived the rest of their days happily.»
Just as I woke up I realized that the high tide deposited a reflection of a star between my feet. So with my shoes soaking wet, I collected it gently the stretch of water I wanted to bring home. It so happened to be the image of my Little Star.
Yet I then remembered we can't trap fantasy, once I arrived to my bed I realized I had lost all the water along the path. Then I lifted my eyes to the sky and from the window of my room I saw my Little Star still flying up there and telling all the other stars the story about me, A chump dreamer.




Soñaba despierto y diseñaba cuentos en la orilla del mar asignando a cada grano de arena un nombre y una historia. Convencido de sustituirme al destino cínico inventaba complicadas historias de amor que el viento destruía divertido de un sólo soplo, haciendo imposible desatar la maraña de hilos, amores nunca terminados, que atan cada grano entre ellos.
Cansado de jugar fijé la mirada en las olas del mar que comenzaron a susurrarme La historia de los animales.
«Había un tiempo, mucho tiempo atrás cuando los hombres aún no habían aparecido en la Tierra, un monstruo desagradable, matón y malo. Todos los animales tenían mucho miedo de esta bestia de la que hoy ya no hay memoria y no sabemos aún cuál era su nombre. Se narra que su arrogancia derivase de la convicción de haber sido elegido por Dios, que estuviese hecho de hormigón y alambre de púas y que justificase su comportamiento inhumano con el hecho de haber sufrido atrocidades similares en su pasado.
Incluso los animales más fuertes, como los leones, más grandes, como los elefantes, más astutos, como los zorros, más inteligentes, como los delfínes y hermosos, como las águilas, tenían miedo de él. Irrumpía pavoneándose en sus guaridas aterrorizando los animales y por la noche le gustaba destruir todas las casas que encontraba en su camino. Robaba toda el agua dejando a los animales sin nada para beber y destruía todas las tierras y los cultivos para que no tuvieran nada que comer.
Con su forma extraña rodeaba toda la tierra y creciendo cada día más atrapaba dentro de sí más y más animales impidiendolos desplazarse libremente para buscar comida con la que sobrevivir. Los animales enjaulados dentro del monstruo que lograban mantenerse con vida estaban aterrorizados y antes o después asesinados. De esta manera, el monstruo se hacía más grande e indestructible.
Los animales, agotados por una vida imposible, no sabían que hacer para derrotar a este monstruo.
Habían intentado por todos los medios, incluso tratando de hablar con el, pero cada vez que parecían llegar a un acuerdo, el monstruo rompía el acuerdo y volvía a matar y aterrorizar. Habían pedido ayuda por los animales aún no alcanzados por el monstruo pero, por cobardía o por miedo a las represalias, estos fingían no escuchar las peticiones de ayuda de sus hermanos. Habían tratado de resistir por todos los medios, alguien logró escapar, otro simplemente sobrevivían sólo con la esperanza de no ser una de las próximas víctimas.
Muchas veces los animales se reunieron para decidir como derrotar al monstruo, pero nunca lograron llegar a un acuerdo porque hablaban idiomas diferentes y cada animal quería utilizar sus habilidades, los pájaros volando alto, los topos cavando túneles, los leones luchando y así de animal en animal.
Sólo cuando llegó el turno de los peces se produjo un gran silencio en el que todo el mundo parecía estar de acuerdo, ya que los peces que viven en el mar no pueden hablar y por esto han encontrado una nueva manera de comunicar, el silencio. Poco a poco el resto de los animales, que solo gritaban, se dieron cuenta de que tal vez la única manera de llegar a un acuerdo era la de estar en silencio y escuchar a los demás. También entiendieron que la mejor manera para que los otro oyeran era unir los silencios porque entre las estrellas que dominan el mundo hay un silencio que, si te pones a escucharlo es tan fuerte que casi duele.
Así que finalmente los animales llegaron a un acuerdo en el silencio y se dieron cuenta de que la mejor manera de derrotar al monstruo era unir las fuerzas. Entonces llamaron a todos los otros animales, y también pidieron ayuda a sus antiguos camaradas muertos, porque los muertos tienen memoria grabada en las piedras de la tierra empapada de sus sangre. En el silencio los muertos comenzaron a hablar y aconsejaron a los animales vivos de ponerse al centro así que los muertos que no habían nada que temer, los podían proteger. El círculo que los muertos formaron en torno a los vivos no tardó en llegar a tocar los bordes y las paredes del monstruo que alimentandose de la libertad de los pobres animales estaba feliz con todas aquellas almas encerradas adentro. Pero los muertos, que con la ayuda de un gigantesco arco iris continuaban descendiendo desde las estrellas, eran tan numerosos que para encontrar un lugar comenzaron a empujar con tanta fuerza hacia el exterior que el monstruo se estalló en mil pedazos.
Y fue así que los animales volvieron a vivir libre y feliz de haber aprendido que con el fin de derrotar a un monstruo hay que estar unidos y para ser unidos hay que escuchar en silencio. Por fin los muertos volvieron a ser muertos, o sea fertilizante para una tierra libre en donde sus nietos puedan vivir felices para siempre.»
Justo cuando me desperté me di cuenta de que la marea había depositado el reflejo de una pequeña estrella entre mis pies. Así con mis zapatos todos mojados, recogiendo con cuidado y con amor el espejo de agua trataba de llevar a mi casa la imagen de mi Estrellita. Pero la fantasía no se puede encarcelar y una vez llegado a la cama me di cuenta de que había perdido toda el agua en el camino. Entonces levanté la vista al cielo y desde la ventana de mi habitación, vi mi Estrellita volar y contar a todas las otras estrellas la historia de Un cabezón soñador.

13/06/13

Under-21 European Football Championship



In questi giorni si stanno svolgendo in Israele gli Europei di calcio Under 21.
Vorrei ricordare ai miei connazionali che esultano per i successi della nazionale italiana, che l'Italia non sta vincendo; l'Italia ha perso nel momento esatto in cui ha deciso di partecipare a questi europei che si stanno regolarmente svolgendo nonostante i numerosi appelli al boicottaggio lanciati anche da personaggi famosi: http://www.bdsitalia.org/index.php/altre-campagne/sportivo/723-tutu
È stato per me ancora più doloroso vedere come italiani che si definiscono vicini alla causa palestinese abbiano esultato per la vittoria dell'Italia nei confronti di Israele o siano felici di ogni sconfitta della squadra israeliana, come se questo potesse in qualche modo alleviare il dolore palestinese causato da un'occupazione militare quotidiana, violenta e razzista. Non c'è niente da esultare. Tutte le squadre che hanno accettato di giocare in Israele hanno perso ed hanno le divise macchiate di sangue palestinese. Ha perso la UEFA complice del razzismo israeliano. Ha perso lo Sport.
Questo periodo di calma solo apparente, qua a Gaza i contadini e i pescatori continuano ad essere attaccati quasi quotidianamente, non durerà molto. Finite le partite e spenti i riflettori riprenderà regolare il massacro dei palestinesi.
Cari spettatori, non state assistendo ad un semplice evento sportivo, aprite gli occhi: alle vostre spalle si sta consumando una tragedia umana e i vostri soldi, spesi in Israele, serviranno a finanziare la costruzione delle prossime armi che distruggeranno la vita dei civili palestinesi. Se non volete essere complici, disertate le partite e tornate nei vostri paesi.
Il senso di qualsiasi manifestazione sportiva dovrebbe essere quello di promuovere i valori sportivi, soprattutto fra i giovani: le immagini dello stadio di Gaza bombardato dall'esercito israeliano dimostrano chiaramente quali siano i valori promossi da Israele: http://vimeo.com/66776199










Currently the Under-21 European Football Championship is taking place in what some call Israel, I know it is historic Palestine.
I would like to remind my fellow countrymen exulting the Italian national team that Italy is not winning. Italy lost the moment my countrymen decided to participate in the league with Israel. We have continuously participated despite numerous calls to boycott.
Such an action has been asked for by many celebrities as well.
It was even more painful for me to see how Italians, who believe themselves close to the Palestinian cause, celebrated Italy's victory against Israel. Many seem happy for every defeat of the Israeli team, as if that would somehow relieve the pain of Palestinians caused by daily violence perpetrated by the racist Israeli military occupation.
All teams that have agreed to play in Israel have lost, their uniforms might as well be stained with Palestinian blood. UEFA, accomplice of Israeli racism, lost, and the sport lost.
I can attest to the fact that there has been a relative calm period in Gaza Strip...complete with farmers and the fishermen being regularly attacked. When the games finish and the spotlight is turned off, perhaps the massacring of Palestinians will restart. Zionists have done this many times before, and if we allow for it they will continue. It's a game plan that is absent a game, ethnic cleansing at the top of their agenda.
Dear spectators, you are not just watching a simple sporting event. Open your eyes wider, look beyond the field. Behind the normal field of vision a tragedy is taking place.
Money spent in Israel will be used to finance the construction of new weapons that will destroy the lives of Palestinians. If you do not want to be an accomplice desert the games and go back to your countries.
The meaning of any athletic activity should be to promote honorable conduct, especially among young people.
The pictures of the stadium in Gaza bombed by the Israeli army clearly demonstrate what kind of values Israel promotes. These images are what I think of every time Israeli athletes go onto a field. http://vimeo.com/66776199



En estos días se juega en Israel el campeonato de Europa de fútbol sub-21.
Me gustaría recordar a mis compatriotas que gozan para los éxitos de la selección italiana, que el Italia no está ganando; el Italia perdió en el mismo momento en el que decidió participar en esto campeonato que se está llevando a cabo regularmente a pesar de las numerosas llamadas al boicoteo promovidas también por personajes famosos http://boicotisrael.net/bds/piden-a-la-uefa-retirar-la-sub-21-de-israel/
Ha sido aún más penoso para mi ver como italianos que se definen cercanos a la causa palestina han exultado por el triunfo de la selección italiana contra la israelí o están feliz por cada derrota de la selección israelí, como si esto pudiera de cualquier manera disminuir l dolor palestino causado por una ocupación militar diaria, violenta y racista. No hay nada de que gozar. Todas las selecciones que han aceptado jugar en Israel han perdido y tienen sus camisetas manchadas por la sangre palestina. Ha perdido la UEFA cómplice del racismo israelí. Ha perdido el Deporte.
Esto periodo de tranquilidad aparente, en Gaza los campesinos y los pescadores continúan a estar atacados casi diariamente, no durará mucho tiempo. Terminada la competición y apagados los reflectores recomenzará con regularidad la masacre de los Palestinos.
Queridos espectadores, no están asistiendo a un simple espectáculo deportivo, abran los ojos: detrás de ustedes se está llevando a cabo una tragedia humana y el dinero gastado en Israel servirá para financiar la construcción de las próximas armas que destruirán las vidas de los civiles Palestinos. Para no ser cómplices, abandonen las competiciones y regresen a sus países.
El significado de cualquier evento deportivo debería ser lo de promover los valores del deporte, especialmente entre los jóvenes: las imagenes del estadio de Gaza bombardeado por el ejército israelí demuestran claramente el tipo de valores promovidos por Israel: http://vimeo.com/66776199

08/06/13

"La storia insegna, ma non ha scolari" (A.Gramsci)



Seduto sulla spiaggia a guardare il rumore del mare e ad ascoltare le stelle, non mi ero accorto che già si era fatto buio. D'un tratto salta fuori la mia Stellina e tutta sorridente mi chiede: “Ciao testone! Come stai?” lanciandomi un bacio e un abbraccio e riempiendomi i capelli e il corpo di polvere di stelle. “Bene” rispondo io, pensando a come restituirle il bacio. “Stai a sentire questa storiella” dice la Stellina “si intitola Il racconto senza tempo” e inizia...
«C'era una volta un mago dispettoso che viveva in un pianetino piccolo piccolo, di un sistema solare piccolo piccolo, di una galassia piccola piccola, di un universo piccolo piccolo, disperso fra miliardi di universi grandi grandi. Questo pianetino, grande quanto il battito del cuore di una vongolina di mare...»
“Ma le vongoline non hanno un cuore!” protesto io. “Ma che vuoi sapere tu! Ma zitto va!” mi rimprovera la Stellina continuando a raccontare.
«Questo pianetino si chiamava Terra. La Terra era abitata da animali, piante e da strane creature chiamati esseri umani che credevano di essere gli unici animali in grado di pensare e di comunicare; insomma credevano di essere gli unici esseri viventi intelligenti del pianeta.»
“Devi sapere, caro il mio testone vuoto, che in realtà la forma di comunicazione degli esseri umani è fra le più elementari che esistano, infatti persone che vivono a pochi chilometri di distanza fra loro parlano lingue diverse e non sono in grado di capirsi. Invece esiste tutto un universo di forme, suoni, colori, movimenti, pensieri, che permette ai pesci come agli uccelli, alle piante come alle stelle, di comunicare fra loro” precisa la Stellina. “Si, si, ho capito...lo sapevo, ma vai avanti con il racconto” dico io ormai entusiasmato dalla storia. “mmmmm...se mi interrompi un'altra volta...” “Ma veramente sei stata tu a interrompere la storia” replico io “Vabbè lasciamo perdere e andiamo avanti”
«Un giorno il mago decise di fare un dispetto agli esseri umani e preparò un incantesimo per far scomparire dalla Terra il tempo e lo spazio cosicchè non potessero più esistere le date e gli stati. Il mago era curioso di vedere la confusione che avrebbero fatto gli esseri umani senza più orologi, calendari e confini, sicuro che i pesci avrebbero continuato a nuotare nei mari e nei fiumi, le piante avrebbero continuato a fiorire e gli uccelli a volare in cielo. 
Il mago infatti non capiva come mai gli esseri umani fossero così ossessionati dal tempo e avessero diviso un pianetino già così piccolo piccolo in parti ancora più piccole costringendosi in questo modo a vivere in spazi grandi quanto un sospiro di una formichina.
All'inizio ci fu molta confusione e il mago dispettoso si divertiva tantissimo ma piano piano si stancò di questi esseri umani che nonostante tutto non imparavano a vivere liberi e in armonia come le piante o le stelle, così si dimenticò di spezzare l'incantesimo...»
“È finita?” chiedo alla Stellina svegliandomi di soprassalto, ma non ottengo nessuna risposta e così mentre ormai si era già fatta mattina me ne tornavo a casa un pochino triste pensando che ancora non sappiamo più né dove siamo né quando siamo. Anzi noi siamo qui...ora, ma eravamo anche là dopo; o dopo è adesso? Infatti qui (ma anche là) ci sono (o ci sono stati? O ci saranno?) esseri umani a cui vengono demolite le case, confiscate e distrutte le terre e le proprietà; persone che non possono fare ritorno ai luoghi dove sono nate e vissute. Ci sono (ieri e domani) esseri umani che vengono imprigionati, picchiati, umiliati solo per la loro appartenenza ad una “razza” diversa. Esistono (e sono esistite e esisteranno) persone a cui è proibito l'ingresso in strade, luoghi pubblici, intere zone delle città. Persone costrette a rifugiarsi e nascondersi per sfuggire alla pulizia etnica di un nemico che li perseguita e li vuole eliminare; persone a cui viene impedito di possedere terreni, case o bestiame; persone che non possono circolare, muoversi liberamente o lavorare perchè hanno la “colpa” di essere nati nel “posto sbagliato”. Così per via dell'incantesimo del mago dispettoso non si riesce più a capire se tutto questo è accaduto nelle Americhe colonizzate o in Europa durante il periodo nazifascista, o in SudAfrica durante l'apartheid oppure in Palestina proprio in questi giorni.
Quanto dovrà durare ancora?
Solo un'altra semplice domandina per la mia Stellina.
pito



While sitting on the beach, watching the sea and listening to the stars, I did not realize that it became dark. Suddenly my Little Star appeared, while smiling she exclaimed "Hi chump! How you doin'?”.
Then she sent me a kiss and a hug which covered my hair and my body with lovely star dust. "Fine" I replied, while thinking about how to return a kiss to an ethereal body. "Listen to this story" my Little Star abruptly says "it is named The Timeless Tale"...
«Once upon a time a mischievous magician who lived in an infinitesimal planet, which was part of a tiny solar system, which was part of a microscopic galaxy, which was part of a very little universe scattered among billion of huge universes. This small planet's heartbeat was only the size of a sea clam» she stated frankly.
"But clams don't have a heart!" I complained. "What do you really want to know?! Shush!" my Little Star reproached me and continues the tale.
«This little planet was called Earth. Earth was inhabited by animals, plants and by strange creatures called humans. They thought they were the only animals able to think and communicate, in others words they believed to be the only intelligent beings on the planet.»
"You must to know, my dear.. empty, chump, that actually the form of communication between human beings is the most basic one on planet Earth. In effect people living a few kilometers away from each other that speak different languages are unable to understand each other. Instead there is a whole universe of shapes, sounds, colors, movements, thoughts that allows fish and birds, even plants and stars alike, to communicate with each other" my Little Star specifies. “Yes, I know...continue the story please" I say while my enthusiasm for the narrative grew. “mmmmm...if you interrupt me again...” she said in a maternal tone.
“But you stopped the tale” I replied while opening my palms inquisitively.
“Ok, never mind... let's go on” she puffed.
«One day the magician decided to tease humans, so he prepared a spell to remove time and space from the Earth so that dates and states no longer existed. The magician was fascinated to watch the confused humans live without the use of clocks, calendars or even borders. Yet at the same time he was sure to let the fish continue swimming in the sea and rivers, the plants continued to flourish and the birds continued to fly in the sky.
The magician in effect did not understand why humans were so obsessed with time, for they seemed to divide an already small planet in smaller parts, forcing themselves to live in spaces as tiny as an anthill.
At first there was a lot of entertaining confusion and the mischievous magician enjoyed his magical marvel; but he became bored of human beings who in spite of his lessons in linear life did not learn to live free and in harmony as the plants and stars. Because of this he gave up on humanity and simply forgot to break the spell..."
“Is it over?” I ask to my Little Star while waking up suddenly. She did not answer me, so since it was already morning I went back home thinking that we currently know neither where we are, nor when we are....Indeed we are here...now, but we were also there then; or is then now? There are, or there were? Or there will be?
Then I was distracted by thinking about people's houses that are perfectly good homes being destroyed, their land being taken.. and ruined. I started to think of the people who can't go back to the origin of their birth. There are (were, will be) human beings who are imprisoned, beaten, humiliated, simply because they are a different race or gender.
Some people are not allowed to enter streets or even entire regions because of trivial differences in their things such as their skin tone or way they think. Because of this, people are sometimes forced to hide in order to escape events such as ethnic cleansing. Those who oppress them want them eliminated completely. Some dangerous people prevent others from using land, having houses or keeping livestock. Therefore some people can't move freely or work because they are said to be guilty of something the oppressors accuse them of. Sometimes these mean people simply say others were/are born in the “wrong place”.
As fortune has it...in one way at least, the spell of the mischievous magician means we can no longer know if the specific atrocities as those previously mentioned happened in the colonized Americas or in Europe during the nazi and fascist period, in South Africa during the apartheid, in Palestine now... or in any number of places.
The reason that I say this is an act of fortunate in this context is because it forces us to see the similarities between all these unnecessary and painful actions that human beings, for one reason or another, seem to perpetuate. The first question that comes to mind after considering such a hard realities is; "how much longer will humans do this to each other?"
Just another simple question for my Little Star
pito



Sentado en la playa mirando el mar y escuchando las estrellas, no me dí cuenta de que ya había oscurecido. De repente aparece mi Estrellita y con una gran sonrisa me pregunta: “Hola Cabezón, ¿como estás?” enviandome un beso y un abrazo y llenandome de polvo de estrellas. “Bien” contesto yo, pensando en la forma de devolverle el beso. “Escucha esta historia” dice mi Estrellita “ la historia de El cuento sin tiempo” y empieza...
«Había un tiempo un mago juguetón que vivía en un planetita pequeño pequeño, de un sistema solar pequeño pequeño, de una galaxia pequeña pequeña, de un universo pequeño pequeño disperso entre millardos de universos grandes grandes. Este planetita, grande como el latido del corazón de una almejilla de mar...»
“¡Las almejas no tienen corazón!” protesto yo. “Pero que quieres saber tu ¡callate ya!” me regaña mi Estrellita siguiendo a narrar.
«Este planetita se llamaba Tierra. En la Tierra habitaban animales, plantas y extrañas criaturas llamadas seres humanos que creían de ser los únicos animales capaces de hablar y de comunicar, o sea, ellos creían ser los únicos seres inteligentes del planeta.»
“Tienes que saber, mi querido cabezón vacío, que en realidad la forma de comunicación entre los seres humanos es el más básico que hay; de hecho personas que viven en pocos kilómetros de distancia hablan diferentes idiomas y no se entienden entre sí. En cambio hay todo un universo de formas, sonidos, colores, movimientos, pensamientos que permite a los peces como a los pajaros, a las plantas como a las estrelleas comunicarse entre ellos” especifica la Estrellita. “Bueno, bueno...ya lo sabía, ¡sigue contandome!” le digo yo excitado por el cuento. “mmmmm....mira que si me interrumpes otra vez...” “Pero tu interrumpiste tu relato” replico yo “Está bien, olvidalo y seguimos adelante”
«Un día el mago decidió burlarse de los seres humanos y preparó un hechizo para que desaparecieron el tiempo y el espacio y con ellos las datas y los estados. El mago estaba curioso de ver la confusión entre los seres humanos por la falta de relojos, calendarios y bordes, seguro que los peces continuarían a nadar en mares y ríos, las plantas continuarían a florecer y los pajaros a volar en el cielo. De hecho el mago no entendía como fuera posible que los seres humanos estubieran así obsesionados por el tiempo y habían dividido un planetita ya así pequeño pequeño en partes aún más pequeñas obligandose a vivir en espacios grandes cuanto el suspiro de una hormiguita.
En principio había mucha confusión y el mago juguetón reía muchísimo pero poco a poco se cansó de estos seres humanos que no obstante todo no aprendían a vivir libres y en paz como las plantas o las estrellas, así que se le olvidó romper el hechizo...»
“¿Ya terminó el cuento?” pregunto a la Estrellita, destandome improvisamente, pero no obtengo respuesta y así cuando ya nacía el alba regresaba a mi casa pensando que todavía no se sabe ni donde estamos ni cuando estamos.  En realidad nosotros estamos aquí...ahora, pero estábamos también allá después; o después es ahora? De hecho aquí (pero también allá) hay (¿o había? ¿O harán) seres humanos con viviendas demolidas, con tierras y propriedades confiscadas y destruidas; personas que no pueden regresar a los lugares donde nacieron y vivieron. Hay (ayer y mañana) seres humanos presos, batidos, humiliados solamente para ser de una “raza” diferente. Existen (y han existido y existirán) personas a las que está proibido ingresar en ciertas calles, lugares publicos o zonas de la ciudad. Personas constreñidas a refugiarse y esconderse para escapar de la limpieza étnica de un enemigo que las persigue y quiere eliminarlas; personas a las que está proibido poseer tierras, viviendas o ganado; personas que no pueden circular liberamente o trabajar porqué tienen la “culpa” de ser nacidas el en “lugar equivocado”. Así gracias al hechizo del mago juguetón no podemos saber si todo esto ha pasado en las Americas colonizadas o en Europa durante el período nazi-fascista, o en Sudáfrica durante el apartheid o en Palestina justo en estos días.
¿Cuánto debe durar todavía?
Solamente otra pequeña pregunta para mi Estrellita.
pito

03/06/13

Who am I? Alla mia Stellina


Io ho una Stellina. È la mia Stellina e mi protegge, da sempre, anche da prima che io sapessi della sua esistenza. Per questo io sono fortunato e la amo, lei non so, forse avrebbe preferito essere la stellina di qualcuno più semplice di me.
Troppe volte ho rischiato di morire. Ero nato da pochi mesi che una diarrea inarrestabile per poco non mi porta all'altro mondo, ma la mia Stellina decise che non era decoroso farmi morire ricoperto di merda, troppo schifo; ci vuole una certa dignità, anche nella morte. Dopo qualche anno ho rischiato di morire soffocato da una caramella. Ho vaghi ricordi di questo episodio, vedevo solo mia mamma capovolta che con una mano mi teneva per un piede, con l'altra mi dava dei gran colpi sulla schiena e con una terza mano, sbucata da chissà dove, mi infilava due dita in gola per tirarmi fuori la caramella. Credo che in questo caso la mia Stellina abbia impiegato più tempo del normale ad intervenire perché stava piangendo dal ridere. È una buontempona lei e io sono contento di farla ridere spesso. Mi ricordo ancora di tutte le volte che la portavo in moto con me. Quante volte mi ha salvato! Io che invece che guardare la strada mi perdevo nei suoi occhioni grandi e lei che mi urlava: “Ma cosa fai testone! Guarda dove vai piuttosto!”. Che ci posso fare, sono fatto così. Ho sempre amato sognare guardando le stelle.
Insomma la faccio breve. Voglio solo dire che ognuno di noi ha la propria stellina che dobbiamo imparare ad ascoltare. Questa lettera infatti è stata lei a dettarmela perchè l'altra sera non riuscivo a prendere sonno e così mi sono messo ad ascoltare le stelle. Mi ha raccontato che noi non siamo capaci di parlare il loro linguaggio. Le stelline vorrebbero delle spiegazioni, vorrebbero capire come mai hanno la vita così difficile. Per esempio qualcuno di voi è in grado di spiegare alle stelline dei Palestinesi come mai debbano fare ogni giorno e ogni notte gli starordinari? Non è mica giusto! Semplici contadini o pescatori che vanno a fare il loro quotidiano e faticoso lavoro o addirittura bambini che non chiedono altro che giocare ed avere un'infanzia normale, sempre sotto la minaccia e il terrore che piova loro la morte dal cielo. E le stelline a fare gli straordinari per far cadere la bomba o il proiettile un pò più in là! Insomma, le stelline dei Palestinesi sono arrivate a porsi domande metafisiche sul perchè della loro esistenza. Io le capisco. È così difficile la vita qua, sotto una inconcepibile e vergognosa occupazione militare, che molto spesso non si capisce se si può davvero parlare di esistenza. In occidente invece dove si dorme fra lenzuola di lino la vita è molto più semplice, per noi e per le nostre stelline, così ci dimentichiamo della sofferenza dei nostri fratelli e non ci viene neanche in mente di aiutarli. Magari ci laviamo la coscienza ogni tanto con qualche buona azione, ma poi la vita è la vita, mica si può scherzare. Già, e la vita degli altri? Che ognuno pensi per se, tranne quando poi saremo noi ad aver bisogno di aiuto che allora piangeremo per l'indifferenza crudele del mondo intero.
Spero adesso che abbiate capito chi sono e soprattuto perchè ho inviato questa lettera alla mia Stellina. Per dimostrarle il mio amore, pregarla di non scordarsi mai di volermi bene e chiederle ancora una volta di aiutarmi e proteggermi.
Poi sono convinto che fra stelline si parlino e che le loro voci si moltiplichino. Così quelli che oggi sono sussurri all'orecchio distratto del nostro mondo malato ed egoista, domani diventeranno grida di denuncia che rimbomberanno in ogni galassia.
Grazie Stellina per prenderti ancora cura di me.
pito



I have my Little Star. 
I have not lost my whimsical nature, for I believe in what I call a Little Star that looks after me. She protects me from time immemorial, she did so before I even knew about her. I consider myself fortunate for her presence. I love this Little Star! 
Yet I don't know if she's happy with her job, maybe she would have preferred to be in charge of someone else. I am sure there are those that would make the job of being a protector easier, then again there are many that would make it harder...and not because their own actions have caused what they suffer from. Some are undeniably victims of circumstance. 
I have been given a second, third and fourth life, as if I were a cat. In fact I have been in harms way many times. A few months past my birth I was inflicted with unstoppable diarrhea that nearly killed me. I'd like to believe it was this Little Star that decided I could not die while being covered in shit... After all that's too disgusting of a fate. Beings require more dignity in my humble opinion.
 Even when being a child I almost died  by choking on candy. I recall my mother, seeming to be upside down, but it was me who was flipped. She held me by a foot with one hand while the other beat on my back. A third hand seemed to appear from nowhere, two fingers jammed in my throat and expertly removed the candy.
Perhaps my Little Star spent more time than usual to intervene on such a careless character. Hopefully she laughs so hard at my behavior it brings tears to her eyes. I imagine her to  be hilarious in her own right,  and I'm glad to make her laugh as much as possible.
I certainly recall all the times she was with me on my motorcycle. How many times she saved me! Instead of watching the road I got lost in her big eyes and so she screamed “What are you doing fool! Face the front!”. What can I do? I am silly stargazer. I have always loved to dream by looking up at the stars.
I wish everyone's life were so wonderful that they too have their own Little Star, one that they can learn to listen to the world from. For I even guess that she helped dictate the contents of this letter. The other night I could not sleep, so I've been keen to listen to the her even more so lately. Deprivation of any sort makes her that much more distinguishable.
 We may  not able to speak the language of the stars very well, that is- of what protects us. But perhaps the stars would like to have an explanation for our ignorant behaviors, maybe they want to know why we make their life is so hard.
Then there's the hardest question about such childish ideas, the one concerning why some are protected and others not. Can someone explain why the Palestinian's stars have such a hard time protecting them? It is not fair!
Simple farmers and fishermen work hard jobs, even their children just ask for a normal childhood. This is all under the terrifying threat of the death raining from the sky, or they can even die due to chronic dysentery because they only have access to low quality water. They die as nobody should. Do their stars work overtime to divert even more bombs or the bullets, or are they lazy protectors? Perhaps they're a little further away?! I do not understand...
The Palestinians' stars are asking themselves metaphysical questions about their existence. If this is so I can understand them. 
After all it's a hard life in Palestine, under a unbelievably shameful military occupation. In western countries where we sleep between linen sheets life is easier, so we forget our fellow human beings are suffering. We don't even think to help them. 
We assume everyone has protective stars, but I admit, this beautiful idea may be fantasy. For how can my little star explain this unjust suffering? Some of us clean our consciences with a good deeds, but life is always...life. There's no joking with this one way ticket. 
-And what about other people's welfare? Let us ask this continually-
Everyone is selfish until needing help, at that point we cry about reality's cruel indifference.
 It's fine to be selfish, until others need help, until you can help them. When will we the correct amount of tears be shed for those in pain in this cruel, indifferent world.
 I sent this letter to my Little Star as a way to ask her about this. I hope she takes this seriously, but perhaps she will laugh at me like the fool I am. She would be right to do so, for this simple man to even ask such a difficult question may be a great joke. Honestly I will always implore her to not forget me, regardless of all of these complexities existing. I once again to ask her to take care of me;....but what about those others Little Star?
I am convinced that if Little Stars  do exist, they speak to each other- and their voices multiply. So those who today posses mere whispers to the distracted ear of our sick and selfish world will tomorrow will become shouts, booming in every galaxy.
This I pray all the stars hear.
Thanks, my Little Star, for still caring
pito



Tengo una Estrellita. Es mi Estrellita y me protege, desde siempre, incluso antes de saber de su existencia. Por esto tuve suerte y la amo, ella no lo sé, tal vez preferiría ser la estrella de alguien más fácil que yo.
Muchas veces estuve a punto de morir. Había nacido desde hace unos meses que una diarrea incesante casi me lleva a otro mundo, pero mi Estrellita decidió que no era decoroso que me muriera cubierto de mierda, demasiado asco, se necesita una cierta dignidad, incluso en la muerte. Después de unos años casi me muero ahogado por un caramelo. Tengo vagos recuerdos de este episodio, sólo veía a mi mamá al revés que con una mano me sostenía por un pie, con la otra me daba grandes tiros en la espalda y con una tercera mano, surgida de la nada, me metía dos dedos en la garganta para sacarme el caramelo. Creo que en este caso mi Estrellita no actuó de inmediato porque se estaba riendo a carcajadas. Es muy guasóna, yo me alegro de hacerla reír a menudo.  Aún recuerdo todas las veces que la llevé conmigo en motocicleta ¡Cuántas veces me ha salvado! Yo que en lugar de conducir con cuidado me perdía en sus grandes ojos y ella me gritaba: "¡Qué haces cabezón! Mira adelante". Qué tengo que hacer, yo soy así. Siempre me encantó soñar, mirando las estrellas.
Voy a ser breve. Sólo quiero decir que cada uno de nosotros tiene su propia pequeña estrella que tenemos que aprender a escuchar. De hecho ella me dictó esta carta porqué la noche pasada no pudía dormir y me puse a escuchar. Me dijo que nosotros no somos capaces de hablar su idioma. A las estrellas les gustaría una explicación, no entienden por qué tienen la vida tan difícil. Por ejemplo ¿ustedes son capaz de explicar por qué las estrellas de los Palestinos tienen que hacer todos los días y todas las noches trabajo extraordinario? ¡No es justo!
Simples campesinos o pescadores que van a hacer su pesado trabajo diario o niños que no pretenden más que jugar y tener una infancia normal, siempre bajo la amenaza y el terror que llueve la muerte desde el cielo. Y las estrellas haciendo trabajo extraordinario para que la muerte caiga un poco más allá. En pocas palabras, las estrellas de los Palestinos han llegado a hacerse preguntas metafísicas sobre el porqué de sus existencia. Yo las entiendo. Es tan difícil la vida aquí, bajo una ocupación militar inconcebible y vergonzosa, que no está muy claro si realmente podemos hablar de existencia. En Occidente, sin embargo, donde dormimos entre sábanas de lino, la vida es mucho más fácil para nosotros y para nuestras estrellas, así que nos olvidamos el sufrimiento de nuestros hermanos y no nos ocurre tampoco ayudarlos. A veces nos limpiamos nuestra conciencia con una buena acción, pero la vida es la vida, no se juega con ella. Si, ¿y la vida de los otros? Cada uno por sí mismo, excepto cuando nosotros necesitaremos de ayuda y entonces lloraremos por la cruel indiferencia del mundo.
Espero que ahora usteden entiendan quien soy y sobre todo porque envié esta carta a mi Estrellita. Para demostrarle mi amor, ruegar que no se olvide de amarme y pedirle una vez más que me ayude y me proteja.  Luego estoy convencido de que entre las estrellas hablan y que sus voces se multiplican. Así que los que hoy son susurros en los oídos distraídos de este mundo enfermo y egoísta, mañana serán gritos de acusa que retumbarán en cada galaxia.
Gracias Estrellita para cuidarme una vez más.
pito