29/03/14

Talks with Handala

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Quando la giornata inizia male la cosa migliore da fare è non uscire di casa.
Invece decisi di fare due passi sulla spiaggia convinto che respirando un pò di aria di mare il mio umore potesse migliorare. Nonostante i miei buoni propositi il mio nervosismo aumentò con il continuo e forte vento da nord-ovest che mi soffiava imperterrito in faccia.
«Quanta energia sprecata» pensai «con tutti i problemi di elettricità che ci sono a Gaza».
Proprio in quel momento venni avvicinato da due persone robuste ed eleganti che sembravano troppo sicure di sé. Generalmente persone di questo tipo non mi inspirano fiducia, ma nei loro occhi c'era qualcosa che non so descrivere che non mi intimoriva.
Nonostante la domanda stupida e fuori luogo «Salam aleikum, che ore sono?» con cui mi approcciarono decisi di non mandarli al quel paese pur avendo immediatamente notato l'orario stampato a caratteri cubitali sui loro moderni cellulari che tenevano in mano perché troppo grandi per essere nascosti nelle tasche dei pantaloni.
«Waleikum assalam, mi dispiace, non lo so, non porto orologi» gli ho risposto mostrando i miei polsi nudi.
Sento prendermi sottobraccio e invitarmi con decisione a prendere un tè. Pentendomi immediatamente di non aver risposto in malo modo e di non essere uno di quei personaggi da film che con una mossa riesce a stendere un intero esercito, risposi senza nascondere il mio disappunto «non voglio nessun tè...». Ma quando sentii i miei piedi quasi sollevarsi da terra aggiunsi «...un caffè andrà benissimo».
Vidi delle smorfie che sembravano sorrisi dipingersi nei loro volti, in un attimo mi ritrovai dentro un furgone senza finestrini con una lampada puntata in faccia e dopo qualche tempo venni introdotto in una stanza buia.
Non appena i miei occhi si abituarono alla differenza di luce iniziai a scorgere proprio di fronte a me una sagoma piuttosto familiare rivolta di spalle che guardava le stelle fuori dall'unica finestra della stanza. Le braccia incrociate dietro la schiena, scalzo, con un paio di pantaloncini e una maglietta con una toppa sulla spalla destra, i capelli ritti e un testone sproporzionatamente enorme. Mi sembrava di essere davanti ad uno specchio magico in grado di mostrare la schiena della persona riflessa, ma la sagoma era troppo bassa, non poteva essere la mia immagine riflessa dallo specchio magico e un attimo dopo esclamai «Hey ma tu sei Handala!»
«Scusa i modi bruschi con cui ho dovuto convocarti» mi rispose «il fatto è che non posso farmi vedere in giro» «Perché?» chiesi io «Beh, è una storia un pò lunga, diciamo che mi vergogno della mia gente e credo non sia ancora pronta per il mio ritorno».
«A cosa ti riferisci?» gli domandai ancora confuso e sorpreso di trovarmi faccia a nuca con Handala.
«Hai saputo la storia di Ahmad morto a soli tre anni mentre aspettava che aprisse il confine di Rafah?»
«Si, ho letto» gli risposi, iniziando a capire perché mi aveva convocato avendo ancora vivo dentro di me il disgusto e la rabbia per questo bambino morto a cui è stato negato il diritto alla cura e alla vita negli stessi giorni in cui a centinaia di persone veniva concesso di attraversare il confine per recarsi in pellegrinaggio alla Mecca.
«Sono deluso dalla mia gente, pronta a fare le rivoluzioni per motivi religiosi ma che non muove un dito per la salvare la vita di un bambino innocente».
Avevo mille emozioni dentro di me così presi tempo cercando le parole giuste per dargli ragione, ma Handala sembrava leggere nei miei pensieri e mi anticipò dicendomi «Non è la prima morte che vivo sulla mia pelle e non sarà l'ultima. Mio padre, Naji, mi ha condannato a vivere per sempre per guardare tutte le ingiustizie e le atrocità che una umanità dimentica dei veri valori compie anno dopo anno affinché non vengano dimenticate, perché non passino mai inosservate. Ma non mi serve il tuo sostegno o la tua approvazione perché sono molto deluso anche da voi attivisti, pronti a correre dalle famiglie dei martiri e negli ospedali non appena ricevete le notizie di qualche ferito o di un morto della resistenza, per portare solidarietà e per scrivere fiumi di parole inutili e piene di retorica, ma poi vi dimenticate di visitare quella povera mamma, vero eroe della resistenza, che dovrà vivere giorno dopo giorno con un dolore inumano dentro che solo io che non sono reale posso capire e sopportare. Non è la solidarietà che credete di portare voi attivisti quella di cui hanno bisogno i palestinesi».
Mi sentii infastidito da quel 'voi attivisti' ironico e sottolineato più volte con cui Handala si rivolgeva a me e stavo quasi per rispondergli male quando all'improvviso capii e rimasi in silenzio. Handala sapeva bene che la pensavo come lui, che non sono mai andato in ospedale o nelle case ad intervistare e fotografare i familiari dei martiri, proprio per questo mi aveva convocato e infatti aggiunse «Esatto, Pito, è per questo che continuo a stare girato di spalle, a sopportare in silenzio, a osservare tutto e a non dimenticare. Non parlo più, non scrivo più, non combatto più, ma osservo e non dimentico. Verrà il giorno in cui varrà la pena girarsi, per parlare ad una umanità che sarà in grado di capire e con la rabbia di tutti gli innocenti morti a causa della stupidità umana riusciremo a vincere e a spazzare via da questo mondo schifoso tutti gli esseri patetici, ipocriti e stupidi che lo stanno popolando di questi tempi».
Eravamo ancora solo in due nella stanza ma già mi sembrava di sentire la presenza di tutte le anime innocenti di cui parlava Handala. Si girò per darmi un abbraccio ma io per rispetto chiusi gli occhi, non ero ancora pronto per vederlo in volto e mentre ricambiavo l'abbraccio sentii una lacrima scendere dai suoi occhi e bagnarmi la pancia. Ciao piccolo Ahmad, questo mondo non ti meritava.



When the day starts badly the best thing to do it is to stay at home.
But I decided to take a walk on the beach believing that breathing the sea breeze would improve my mood. Despite my good intentions the strong wind blowing from the northwest increased my nervousness.
"A lot of energy wasted" I thought "with all the electricity problems that Gaza is facing»
 At that very moment two people approached me. They were strong, elegant and looking very confident. Generally I don't like people like that but they had something in their eyes that I can not describe and that didn't intimidate me.
 Despite the silly and misplaced question "Salam aleikum, what time is it?" that they used to approach me I decided not to tell them to get lost even if I have immediately noticed the clock on their modern phones that they held in their hands because they were too big to be hidden in the pockets of their pants.
"Waleikum assalam, I'm sorry, I do not know, I don't wear watch" I replied showing my naked wrists.
They took my arm and they assertively invited me for a cup of tea. I immediately regretted not having replied to them in a bad way and not being one of those characters from the movies which can destroy an entire army with just one hand. I replied to them very disappointed «I don't want any tea...» but as soon as I felt my feet separating from the ground I finished my sentence with «a coffee will be fine».
I saw a sort of smiles on their faces and after one second I was inside a van without windows with a lamp pointed on my face. In the end they brought me to a dark room.
As soon as my eyes got used to the difference of light I started to see a rather familiar figure right in front of me looking at the stars , from the only window present in the room. He has his arms crossed behind his back, he is barefoot, wearing shorts and a T-shirt with a patch on his right shoulder. His hair standing and he has a disproportionately large head. I think to be in front of a magic mirror that can show my back, but the figure is too short, he can not be my reflected body and after a little I exclaimed "Hey, Handala!"
"I apologize for the rude manner" he replied "but I want to remain hidden" «Why?» I asked "Well, it's a long story, basically I feel ashamed of my people and I think they are not ready for my return yet."
"What do you mean?" I asked him still confused and surprised to find myself face-to-neck with Handala.
"Did you hear about Ahmad, just three years old, who died while he was waiting for the opening of the Rafah border?"
"Yes, I did" I said, starting to understand why he invited me: I still have inside me the disgust and the anger for the death of this child to whom the right to health and to life has been denied on the same days during which hundreds of people were allowed to cross the border to go to Mecca for pilgrimage.
"My people disappointed me, they are ready to make a revolution for religious reasons but they don't move a finger to save the life of an innocent child"
I felt a thousand emotions so I took time trying to find the right words to agree with him, but Handala seemed to read my thoughts and he anticipated me saying "This is not the first death that I experienced and it will not be the last. My father, Naji, condemned me to live forever, to watch all the injustices and the atrocities that this humanity, who have forgotten their true values, have committed year after year so far. But I will not forget because nothing will pass unnoticed. But I do not need your support or your approval because even you activists really disappoint me, you are ready to run to the families of the martyrs and to the hospitals as soon as you receive the news about some wounded or dead people of the resistance. You think to express solidarity in this way and you write many useless words full of rhetoric but then you forget to visit one poor mother, the true hero of the resistance, who will have to live day after day with an inhuman pain that only I can understand and bear because I'm not real. Palestinians don't need the kind of solidarity that you activists believe you bring ."
I felt annoyed by that ironic 'you activists' addressed to me and I was about to respond in a bad way to Handala when suddenly I understood and so I kept silent.
Handala knew I agreed with him, I never went to the hospital or in the martyrs' house to interview or to take pictures of wounded people or their families, that's why he called me, in effect he added:
"You got it, Pito, that's why I turned my back to the world, I endure in silence, watching everything without forgetting. I do not speak anymore, I do not write anymore, I do not fight anymore, but I watch and I will not forget, never. The day will come when it will be worth turning my body back to talk to a humanity that will be able to understand and with the anger of all the innocent people killed by the human stupidity we will be able to win and to sweep away all the pathetic, hypocritical and foolish human beings who are populating our world today"
We were still only me and Handala in the room but I felt already with us the presence of all the innocent souls that Handala was talking about. He turned back to give me a hug but I closed my eyes because I'm not ready yet to see his face and while we were hugging a tear fell from his eyes and flowed through my belly. Bye little Ahmad, this world did not deserve you.




Cuando el día empieza mal lo mejor que se puede hacer es no salir de la casa.
Pero yo me decidí a dar un paseo en la playa convencido de que respirando un poco de aire de mar podría mejorar mi estado de ánimo. A pesar de mis buenas intenciones mi nerviosismo aumentó con el fuerte y constante viento que desde el noroeste soplaba impertérrito en mi cara.
"Cuánta energía desperdiciada" pensé "con todos los problemas de electricidad que hay en Gaza."
Justo en ese momento me abordaron dos personas fuertes y elegantes que parecían demasiado seguras de sí mismas. Generalmente esta gente no me inspira confianza, pero había algo en sus ojos que no puedo describir que no me asustaba.
A pesar de la pregunta estupida e inapropiada "Salam aleikum, ¿qué hora es?" Con la que me acercaron decidí no decirles que desaparecieran de mi vista aunque me di cuenta de inmediato de la hora impresa en sus teléfonos modernos que llevaban en sus manos porque demasiado grandes para ponerlos en los bolsillos de sus pantalones.
"Waleikum assalam, lo siento, no lo sé, no llevo reloj" contesté yo mostrandoles mis muñecas desnudas.
Me abrazaron y luego me invitaron con decisión a tomar un té. Inmediatamente me arrepientí de no haber respondido en malo modo y de no ser uno de esos personajes de las películas capaces de exterminar a todo un ejército con una sola mano y sin ocultar mi decepción dije "no quiero ningun té..." Pero cuando sentí que mis pies perdían el contacto con la tierra añadí"...mejor un café."
Vi pintarse sonrisas en sus rostros y en un momento estaba dentro de una camioneta sin ventanas con una lámpara apuntada hacia mis ojos. Después de un rato me introducieron a una habitación oscura.
Apenas mis ojos se acostumbraron a la diferencia de luz empecé a ver delante de mí una figura de espaldas bastante familiar que estaba mirando las estrellas desde la única ventana de la habitación. Tenía sus brazos cruzados detrás de la espalda, sin zapatos, con un par de pantalones cortos y una camiseta con un parche en el hombro derecho, pelo hirsuto y una cabeza desproporcionadamente enorme. Parecía de estar en frente de un espejo mágico capaz de mostrar la espalda de la persona reflejada, pero la figura en el espejo era demasiado baja, no podía ser mi reflejo en el espejo mágico y un momento más tarde exclamé: "¡Hey, eres Handala!"
"Perdona el malo modo con el que tuve que convocarte" me respondió "pero es que yo tengo que estar escondido" «¿Por qué?» Le pregunté: "Bueno, es una historia un poco larga, digamos que mi gente me causa vergüenza y creo que todavía no están preparados para mi regreso".
"¿Qué quieres decir?" Le pregunté todavía confuso y sorprendido de encontrarme cara a nuca con Handala.
"¿Has oído la historia de Ahmad que se ha muerto con sólo tres años de edad esperando de que se abriera la frontera de Rafah?"
"Sí, he leído" le dije, empezando a entender por qué me había convocado siendo todavía vivo dentro de mí el disgusto y la ira para la muerte de este niño al que se le ha negado el derecho a la curación y a la vida en los mismos días en los que a cientos personas se les permitió cruzar la frontera para ir en peregrinación a La Meca.
"Estoy decepcionado por mi pueblo, dispuesto para hacer la revolución por razones religiosas, pero que no mueve un dedo para salvar la vida de un niño inocente."
Mil emociones se amontonaronn dentro de mí, me tomé el tiempo para encontrar las palabras correctas para darle razón, pero Handala parecía leer mis pensamientos y me anticipó diciendo: "No es la primera muerte que vivo en mi piel y no será la última. Mi padre, Naji, me ha condenado a vivir para siempre y a ver todas las injusticias y las atrocidades que la humanidad, olvidandose los valores verdaderos, realiza año tras año, así que no sean olvidadas, para que nunca pasen desapercibidas. Pero yo no necesito tu apoyo o tu aprobación, ya que estoy muy decepcionados también por ustedes, los activistas, listos para correr a las familias de los mártires y a los hospitales tan pronto como reciben la noticia de algún herido o muerto de la resistencia, para llevarles solidaridad y listos a escribir miles de palabras inútiles y llenas de retórica, pero luego se olvidan de visitar la pobre madre, verdadero héroe de la resistencia, que tendrá que vivir día a día con un dolor inhumano interior que sólo yo que no soy real puedo entender. No es la solidaridad que ustedes activistas creen llevar la que necesitan los palestinos"
Me molestaba eso irónico 'ustedes los activistas' con el que varias veces Handala me había apelado y estaba a punto de responder en malo modo cuando de repente entendí y me quedé en silencio. Handala sabía muy bien que yo estaba de acuerdo con él, que nunca fui al hospital o a las casas para entrevistar y fotografiar a las familias de los mártires, por eso me llamó y al final me dijo: "Así es, Pito, por eso estoy todo el tiempo dando mi espalda al mundo, soportando en silencio, observando todo. Yo no hablo más, no escribo más, no peleo más, pero observo y nunca olvido. Llegará el día en que valdrá la pena voltearme par hablar hacia una humanidad que será capaz de entender y con la ira de todas las personas inocentes que se han muerto por la estupidez humana seremos capaz de ganar y barrer fuera de este mundo todos los seres patéticos, hipócritas y tontos que lo están poblando en estos días".
Seguíamos siendo sólo dos en la habitación, pero ya me parecía sentir la presencia de todas las almas inocentes de la que hablaba Handala. Se volvió para darme un abrazo, pero yo cerré los ojos para mostrarle respecto y porque no estaba todavía listo para ver su cara. Mientras nos estamos abrazados siento caer una lágrima de sus ojos sobre mi vientre. Hasta la victoria pequeño Ahmad, este mundo no te merecía.