29/05/13

To the Italian Ministry of Defense

“Il migliore attacco è la difesa  […] Gli F35 saranno l’egida della pace e non uno sfizio da toglierci.”  Mario Mauro Ministro della Difesa italiano 23-5-2013

Al sig. ministro della difesa Mario Mauro,
sono allibito.
A parte che il proverbio italiano recita “la miglior difesa è l'attacco” forse con la sua storpiatura voleva fare dell'ironia, ma c'è poco da essere ironici quando si parla di guerra, di pace e di soldi che il governo spenderà in un momento drammatico come quello che l'Italia sta vivendo adesso. Sa quanto sono aumentati i suicidi dei cittadini italiani che non riescono ad arrivare a fine mese? Come ministro dovrebbe essere informato. Forse difendere questi italiani dovrebbe essere prioritario. 
Non voglio perdere altro tempo e sprecare altre parole con chi non si prenderà neanche la briga di leggere questa lettera, convinto, con la classica arroganza che contraddistingue gli uomini di potere (quale potere poi, se l'Italia non ha mai preso posizione ed è sempre stata schiava delle decisioni di stati più potenti?) di sapere già tutto e di non aver più niente da imparare. Ho altro da fare. Io cerco di lasciare ai posteri un mondo di pace costruito grazie a gesti di solidarietà e non certo con gli F35.
Le ricordo solo che “l'egida” della pace non può mai essere uno strumento di guerra e di morte. 
La miglior difesa della pace è il dialogo e i mezzi per conseguirla sono l'intelligenza e la ragione.
Le armi servono solo per uccidere. Avanti, uccida pure, ma non in mio nome. Lei non mi difende, nonostante io sia italiano. Lei, con le sue scelte, mette tutti gli italiani in pericolo di vita.
Le storpio anche io adesso una locuzione latina “si vis bellum para culum”.
pito


“Attack is the best form of defence […] The F35 will be a peace shield and not a whim” Mario Mauro Italian Ministry of Defense



To the Ministry of Defense Mario Mauro:

I am shocked.
The actual Italian proverb says “defense is the best form of attack” your statement is even beyond my sense of irony. In fact I find it impossible to speak in an ironic way about such warmongering, for the money Italy's government will spend on such a weapon marks a very sad and dramatic moment in its nations history.
Do you know how many have committed suicide in Italy recently? Often they are people who can't reach to the end of the month. Perhaps helping these people should take precedence- Being in the Ministry means you should have easy access to such statistics, that being those that died unnecessarily...because of your neglect.
I doubt you will even glance at such important numbers, or read this candid letter. Are you are sure that you know everything? Unbelievably seems you actually believe in you do. It's as if you stopped acknowledging reality.
This typifies an arrogant, powerful person. In addition I question the amount of influence you have. We all know that Italy is nothing short of a slave to the preeminent Country. You don't freely make decisions, I'm surprised that before you go outside that you aren't leashed.
Therefore I don't want spend anymore time on such a pathetic subject. I certainly have something more useful to do. My work is in solidarity to those that you oppress, and an F35 does not help me reach any useful goals.
Let me be clear that the "peace shield" is nothing short of a tool of war. Real peace is intelligent, hence rational dialog...
Weapons just kill. So, go ahead and kill, but I will call you what you are, murderer. You will not do so in my name. You are not defending me, despite my nationality. In contrast your decisions are putting Italians at risk.
In conclusion I will also use a latin phrase...in an ironic way “si vis bellum para culum”.
pito




“El mejor ataque es la defensa  […] Los F35 serán el égida de la paz y no un capricho”  Mario Mauro Ministro de Defensa italiano 23-5-2013

Al señor ministro de defensa Mario Mauro,
estoy consternado.
Ignorando el hecho de que el proverbio italiano dice “la mejor defensa es el ataque” puede ser que con su pronunciación incorrecta quería ser irónico, pero no hay que bromear cuando hablamos de guerra, paz y dinero que el gobierno gastará en un momento histórico realmente dramático como el que está pasando en Italia ahora. ¿Conoce usted el aumento de suicidios de los ciudadanos italianos que no pueden llegar a fin de mes?  Como ministro tendría que estar informado. Creo que ayudar estas personas tendría que ser prioritario.
No quiero perder más tiempo ni palabras con quien ni siquiera se tomará la molestia de leer esta carta, convencido, con la clásica arrogancia que caracteriza a los hombres de poder (¿de cual poder estamos hablando si el Italia nunca en su historia ha tomado posición y siempre ha sido esclava de las decisiones de los estados más poderosos?) de saberlo todo y de no tener nada más que aprender. Tengo otras cosas que hacer. Estoy tratando de dejar a la posteridad un mundo de paz construido con gestos de solidaridad y no con los F35.
Le recuerdo solamente que el “égida” de paz nunca puede ser un instrumento de guerra y de muerte. La mejor defensa de la paz es el diálogo y los medios para conseguirla son el inteligencia y la razón.
Las armas sólo sirven para matar. Adelante, mate, pero no en mi nombre. Usted no me está defiendiendo, aunque sea italiano. Usted, con sus decisiones, pone todos los italianos en peligro de vida.
Yo también le cito incorrectamente una locución latina “si vis bellum para culum”.
pito

28/05/13

A Paolo Barnard



Caro Paolo,
ho letto molte volte “Vittorio Arrigoni, l’ISM, e la mia vergogna” e mi sono commosso. Ma ti confesso che fin dalla prima lettura c'era qualcosa che non capivo nel tuo articolo. Adesso ho finalmente capito di non aver capito niente, perchè dentro di me continuavo a chiedermi: “ma perchè vuole morire?” che in sostanza è ciò che hai cercato di spiegare con le tue parole. Visto che ti ho sempre seguito e letto con ammirazione, sei forse l'unico giornalista italiano che non ha mai avuto paura a prendere posizione e dire ciò che pensa senza preoccuparti se fosse conveniente o politicamente corretto, mi dispiace di non averti capito proprio su un argomento che mi sta molto a cuore, la “Questione Palestinese” (come la definiva Edward W. Said)
Sinceramente Paolo, perchè vuoi essere ucciso per la tua lotta?  Credi davvero che Vik, Rachel, Tristan o Peppino volessero morire per le loro idee? Io credo di no! Io credo che vorrebbero essere ancora tutti in vita per continuare a lottare, per continuare a fare quello in cui credevano, proprio come stai facendo tu, adesso. Certo, erano pronti a morire, come tutti, chi non lo è? In sostanza tutti prima o poi moriremo, ma l'importante è come abbiamo vissuto. L'Italia, anzi, il mondo intero non ha più bisogno di martiri o di eroi ma di gente con una grande voglia di vivere e di lottare contro ogni forma di sopruso, economico, sociale o fisico che sia. Tu, che con una onesta vita di studio, di lavoro e di sacrificio hai raggiunto una certa notorietà, puoi e devi fare ancora molto. Sei la parte sana di una società malata, resa incapace di ragionare da un sistema globalizzante che tenta di uniformare ogni singolo individuo, potenzialmente una risorsa per lo sviluppo del genere umano, in un consumatore non pensante.
Caro Paolo, qua in Palestina, dove con i miei compagni ancora “difendiamo le vittime dell’ultimo genocidio della modernità, perpetrato dai nazisti d’Israele” io ho imparato a resistere, a non scoraggiarmi mai, a continuare a lottare, sempre, anche quando tutto sembra perduto.
Ti prego, Paolo, non arrenderti. Continua a lottare più a lungo che puoi, perchè la tua morte forse darebbe qualche mese di visibilità alle tue idee, ma nello stesso tempo la macchina schiacciasassi del sistema continuerà la sua folle, lenta e inesorabile corsa. Abbiamo veramente bisogno della morte prematura di un'altra mente libera?
Un abbraccio resistente
Pito
p.s. Se vuoi venire in Palestina a celebrare non il nostro, ma l'immenso coraggio dei Palestinesi, sappi che sei il benvenuto, sempre. Io e i miei compagni ti aspettiamo a braccia aperte.




Dear Paolo,
I have read  “Vittorio Arrigoni, l’ISM, e la mia vergogna" many times, I was moved by your thoughts in this. 
Yet even to this day there's something I don't understand about it, and in fact the more I have analyzed it the less sure I am of anything concerning this article. This has amounted to me continually wondering why you really want to die.
In essence you attempted to articulate your stance and since I follow your work closely this topic compounded my interest.
In fact at this point you are the sole Italian journalist I follow, for you are undaunted by pressure put on you by those that claim your honesty to be devoid of political correctness.
Yet I remain confused about desiring a symbolic death. Why does anyone wish to die in order to prove a point?  Do you really believe Vik, Rachel, Tristan or Peppino wanted to die for their ideas?
I am not sure that this is so.
I'm inclined to say that they would still choose to live, despite all the injustices that exist.
If they would have been given the chance I envision them continuing to fight for what they believe in, just as you're doing now. Perhaps they were ready to die if absolutely necessary; who is not ready once immediate and dire circumstances are realized? Sooner or later of course we all meet our end, and as it's almost universally acknowledged the way we live is what counts.
However I believe the world does not need anymore martyrs...or perhaps even heroes. We need those who yearn to live justly, those who resist economic, social or physical abuse simply because they're self realized individuals. If that's what is called a hero, that's what is required. 
You have achieved a certain level of notoriety thanks to your candidness, your sacrifices and now I implore you to do even more. You are the healthy part of a sick society that is incapable of effective reasoning on a large and relevant scale. This system attempts to commodify people world wide, for this reason it is folly.
Paolo, I'm in Gaza now, as you write, “to defend Palestinian against the furthering of ethnic cleansing perpetrated by Zionist Israel”. From Palestinians I learned to resist, to never be discouraged, to continue to fight...always, even when all seems lost. 
Therefore I wish to remind you of the same, don't give up. Continue the struggle that is called life. Perhaps your end would indeed allow for a few months of visibility to a valid ideology, but the preexisting structure  will continue to move forward, to steamroll over logic as madness often does, slowly and inexorably. Do we need another premature death from a relevant mind?
A resistor hug
Pito
p.s. If you wish to come to Palestine and celebrate the immense courage of the Palestinians, additionally to collaborate with all that share your desire for justice, you are more than welcome. My comrades and I would look forward to that greeting. 




Querido Paolo,

he leido muchas veces “Vittorio Arrigoni, l’ISM, e la mia vergogna” y me emocioné. Pero te confieso que desde la primera lectura había algo en tu artículo que no entendía. Ahora por fin he entendido que no he comprendido nada, porqué seguía preguntandome: “¿pero porqué quiere que lo maten?” que es precisamente lo que has intentado esplicar con tus palabras. Dado que siempre te he seguido y leido con ádmiración, creo que eres el único periodista italiano que nunca ha tenido miedo en tomar una posición clara y en decir lo que piensa sin preocuparte que fuese conveniente o políticamente correcto, lo siento de no haberte entendido justo en uno de los temas que más me interesan, la “Cuestion Palestina” (según la definición de Edward W. Said)
¿Sinceramente Paolo, porqué quieres que te maten por tu lucha? ¿Creés realmente que Vik, Rachel, Tristan o Peppino quisieran morir por sus ideales? ¡Yo creo que no! Yo creo que querrían estar todos vivos para seguir adelante en sus luchas, para seguir haciendo lo que creían justo hacer, al igual de lo que estás haciendo tu ahora mismo. 
Claro, estaban listos para morirse, como todos los demás ¿quien no lo está? Básicamente todos tarde o temprano llegaremos hasta el final de nuestras vidas, pero lo importante es como nos hemos portado en vida.
El Italia o mejor dicho todo el mundo no necesita más mártires o héroes sino de gente con una grande gana de vivir y de luchar contra cada forma de abuso, económico, social o físico que sea.
Tú, que gracias a una vida honesta de estudio, trabajo y sacrificio has logrado una cierta notoriedad, tú puedes y debes hacer mucho más todavia. Tu eres la parte sana de una sociedad enferma, incapaz de razonar por culpa de un sistema globalizador que intenta estandarizar cada individuo, potencialmente un recurso para el desarrollo de la raza humana, en un consumidor irracional.
Querido Paolo, aquí en Palestina, donde con mis compañeros todavía "defendemos a las víctimas del último genocidio de la modernidad, perpetrado por los nazis de Israel" yo he aprendido a resistir, a no desanimarme nunca, a seguir luchando, siempre, incluso cuando todo parece perdido.
Por favor, Paolo, no te rindas. Sigue luchando más tiempo que puedas, porque tu muerte quizás dé algunos meses de visibilidad a tus ideas, pero al mismo tiempo, la máquina aplanadora del sistema seguirá su loca, lenta e inexorable carrera. Realmente necesitamos la muerte prematura de otro libre pensador?
Un abrazo resistente
Pito
p.s. Si quieres venir a Palestina para celebrar no la nuestra, sino la inmensa valentía de los Palestinos, sepas que estás bienvenido, siempre. Mis compañeros y yo te esperamos.


25/05/13

Al Gallo



Caro Don Gallo,
ci mancherai. 
Mancherà la tua voce, il tuo coraggio, la tua energia.
Difficile immaginare la sofferenza che hai provato in vita nel far parte della Chiesa. Una parola che non merita la lettera C maiuscola a meno che non sia sinonimo di CORRUZIONE. Una chiesa ipocrita, pronta ad appoggiare i poteri forti invece che stare dalla parte dei più deboli. 
Come Gesù rovesciò tavoli e sedie scacciando i mercanti dal tempio, tu hai ribaltato coscienze e cuori. Tu che sei sempre andato controcorrente, sempre in direzione ostinata e contraria, senza arrenderti mai. 
Un partigiano della ragione, del buon senso, della coerenza, dell'onestà intellettuale e morale. 
Adesso che sei fra le stelle continua a lottare e a proteggerci, abbiamo ancora bisogno di te. Guidaci per mano e facci strada, in prima fila, come hai sempre fatto. Continua ad indicarci il cammino.
Tu che eri un prete, hai seguito coerentemente il tuo credo. Io che purtroppo sono ateo - la “fede” mi darebbe probabilmente la forza per andare avanti in mezzo a tante ingiustizie e soprusi a cui assisto quotidianamente - credo nelle persone come te, buone, semplici, intelligenti e tenaci.
Mi mancherai, ma alcune esperienze di vita mi hanno insegnato a non sentirmi più solo e a trasformare la tristezza che comporta la solitudine in energia positiva e voglia di far bene.
Grazie Don Gallo. Grazie per averci dato un esempio da seguire, grazie per aver migliorato questo mondo ingiusto, grazie per aver combattuto insieme a noi, grazie per aver seminato speranza e forza nei nostri cuori.
Spero, magari fra più di cent'anni, di incontrarti fra le stelle, perché vorrà dire che ho vissuto dalla parte dei giusti.
Pito
p.s. Saluta e abbraccia Carlo Monni, un poeta della mia regione che voglio ricordare con le sue stesse parole:
la natura ci insegna sia sui monti sia a valle, che si po' nasce bruchi pe' diventà farfalle, ecco noi semo quella razza che l'è fra le più strane, che bruchi semo nati e bruchi si rimane. 
Adesso sei diventato farfalla pure tu, ciao Carlo


Dear Don Gallo,
We will miss you.
We will miss your voice, your courage, your energy.
It's difficult to imagine the suffering in your life while belonging to the Church. It's a word that does not deserve this capital C unless it stands for CORRUPTION. The church is hypocritical. It supports the mighty rather than standing on the side of the weak.
 As Jesus toppled tables and chairs, expelling the merchants from the temple, you have overturned consciences and hearts.  You, who have always gone against the tide, always obstinate and going in a contrary direction, you never gave up. A partisan for the party of reason, of wisdom, of coherence, of intellectual and moral honesty.
Now that you're among the stars please continue to fight, protect us. We still need you. Lead us by the hand, point out the road. 
In the front row you stand, as you always have. Continue to show us the way. As a priest you followed your beliefs, you backed them with action. 
 I'm an atheist, but because of people like you I occasionally think that perhaps faith would give me the strength to go forward. However despite the injustices and abuses that I witness every day the one thing do in believe in is good, simple, intelligent and tenacious people like yourself.
I'll miss you, but many experiences in my life taught me to reject total loneliness.  I hope to turn the sadness brought by such solitude into positive energy. Like you I desire to do good.
Thanks Don Gallo. Thank you for giving us an example to follow. Thanks for improving this unjust world. Thanks for fighting with us. 
Thanks for spreading hope and giving strength to our hearts.
I wish that in a century we meet between the stars. Then I will know that I have lived righteously.
Pito


Querido Don Gallo,
te echaremos de menos. 
Echaremos de menos tu voz, tu coraje, tu energía. 
Es difícil imaginar el sufrimiento que has experimentado en tu vida para ser parte de la Iglesia. Una palabra que no merece esta letra mayúscula “I” a menos que no esa sinónimo de IMPOSTORA. Una iglesia corrupta, siempre dispuesta a apoyar el poder, en lugar de estar al lado de los más débiles. Como Jesús derrumbó mesas y sillas expulsando a los mercantes del templo, tú has volcado conciencias y corazones. Tú, que siempre has ido en contracorriente, siempre en dirección obstinada y contraria, sin rendirte nunca.
Un partisano de la razón, del buen juicio, de la coherencia, de la honestidad intelectual y moral.
Ahora que estás entre las estrellas sigue luchando y protegiendo a nosotros, todavía te necesitamos. Llévanos por mano y indica nos el camino, en primera fila, como siempre lo hiciste. Sigue mostrando nos el camino. 
Tú como cura has seguido con coherencia tu creencia. Yo, que lamentablemente soy un ateo - la "fe" probablemente me daría la fuerza para seguir adelante en medio de tantas injusticias y abusos de los que soy testigo cada día - creo en la gente como tú, buena, simple, inteligente y tenaz. 
Te echaré de menos, pero algunas experiencias de la vida me han enseñado a no sentirme solo y transformar la tristeza, dada por la soledad, en energía positiva y ganas de portarse bien.
Gracias Don Gallo. Gracias por habernos dado un ejemplo a seguir, gracias por haber mejorado este mundo injusto, gracias por haber luchado con nosotros, gracias por haber sembrado la esperanza y la fuerza en nuestros corazones.
Ojalá encontrarte entre las estrellas en más de cien años, porque significará que he vivido al lado de los justos.
Pito


22/05/13

Narrate to survive, read to understand or viceversa





Forse oggi non esiste più l'angolo di mondo inesplorato descritto come una volta dal poetico Terzani ma succedono ancora molte cose che vale la pena raccontare. Soprattutto qua, a Gaza, dove mi trovo adesso. 
Vorrei allora raccontare come si vive, come si lavora, cosa si pensa, in una città dove il tempo sembra essersi fermato. Si, qui in Palestina il tempo si è fermato, perché non è possibile che nel 2013 si parli ancora di occupazione militare, razzismo, pulizia etnica, genocidio. Disastri dell'umanità incomprensibili e ingiustificabili anche nel medioevo. 
Scrivere dunque e raccontare. Raccontare per farvi capire, per farvi pensare, per farvi indignare, per farvi cambiare. Mi piacerebbe scrivere un blog che non sia di cronaca ma di racconti, di storie o di lettere. Racconti che possano leggere tutti, anche mio nipote che ha 5 anni; lettere a voi che avrete la voglia di leggerle per raccontarle poi ai vostri amici, figli, genitori, parenti. 
E come molti anni fa si affidavano i messaggi a piccioni o bottiglie di vetro, perché le parole viaggiassero attraverso i cieli e i mari, oggi mi piace spedire i miei racconti fra le stelle che silenziose da sempre ci osservano, affinché attraverso il tempo raggiungano orecchie capaci di denunciare e condannare chi adesso compie dei crimini disumani pensando in qualche modo di farla franca. 
I racconti degli anziani, tramandati di bocca in bocca ed arrivati fino ai giorni nostri, non hanno forse salvato gli Inca, i Maya, gli Aztechi o gli indigeni dell'America del Nord ma oggi sappiamo chi sono stati i carnefici e chi le vittime. 
Non ho la pretesa di salvare nessuno io, ma certamente ho il dovere di raccontare e di fare ciò che è giusto e non ciò che mi conviene. 
Non è facile scrivere di Gaza senza cadere nella retorica dei Palestinesi come unico popolo dignitoso, combattente e resistente. Esistono molti altri popoli dignitosi e resistenti. Non me ne vogliano i miei amici Palestinesi in West Bank, ma anche lì, come in qualsiasi altro Stato in cui ho vissuto, e sono molti, ho incontrato disonesti, vigliacchi e approfittatori. Certo qua si aggiunge il problema enorme di un'occupazione illegale colonialista che mostra il suo volto peggiore e che con il collante della disperazione e del terrore costringe un intero popolo a resistere unito con dignità e fermezza, semplicemente per non scomparire. 
Io inizio a scrivere e spero che voi ascoltando e raccontando iniziate a capire. Perché capire è il primo passo per poter finalmente avere un'idea propria non preconfezionata da pregiudizi troppo spesso viziati da una becera propaganda razzista.







It is no longer possible to poetically describe an unexplored world as Terzani did. Yet there are many things worth telling that are happening now. This is especially true with where I now live, Gaza Palestine. 
Therefore this attempted narration of life in a place where time seems to have stopped incorporates daily activities such as how work is conducted and what people generally think in a way that furthers details that which is already known. 
Palestine...time has indeed stopped in some ways here. It's hard to believe that in 2013 we are still speaking about occupying military forces, racism, ethnic cleansing and genocide. It's unbelievable, unjustifiable disasters reminiscent to the middle ages in some respects still happen.
So I write, narrate and underscore stories that hopefully allow you to understand, to think about, to feel the indignation. I'd even go so far to say that I'm writing to change your mind, hopefully you allow for such a well intentioned intrusion.
This is written with the hopes that I can write factual tales that can be broadly understood. I wish my nephew, who is barely bigger than a toddler, will understand a semblance of what I have written. I hope that the poignant information I receive here is recounted to family members and friends alike. 
As the ancients who sent messages by way of carrier pigeons, glass bottles out to sea or hand written letters written with quill pens did; I wish my simple message cross seas and lands, all the while all interactions are under the watchful gaze of silent stars. They are there regardless of whether or not we see them, such as the situation with all bodies.
In time I expect denouncements and condemnations of my thoughts, this is the byproduct of being successful. For those that unveil crimes are often accused of doing the reprehensible acts they speak of. However the crimes against humanity in Gaza are inescapable, and it's obvious who is responsible.
Perhaps tales orally passed on from elders that have arrived to us did not save people while they suffered. Hopefully new ways of communication entail improving combat against what was done to people such as the Inca, Maya or Aztec natives of America. There are still executioners and victims, they are still indecipherable once seeing the atrocities that are committed. I'm not going to pretend to be a savior of any kind, but I am steadfast in my conviction to describe what I see and what I know to be right without concern for what is convenient for me.
It's not easy to write about Gaza without describing Palestinians like the dignified resistors and fighters that many of them are. Admittedly around the world there are many respectable people that participate in such endeavors, but where their fate lies is anyone's guess.
I hope my Palestinian friends don't get upset by my generalizations. In any country there are also the dishonest, the cowardly and opportunistic people that are without a relatable sense of ethics. In contrast, the most notable features of injustice remain to be the  illegal settlers. Their collective decision to oppress other people based on their cultural heritage and ethnicity display the worst side of humanity. This adheres desperation to terror and forces those without proper sustenance to revolt. At this point there is no chance for it to happen as in the past where entire civilizations disappear without trace.
In this way my initial thoughts constitute a mere hope that some will listen, that some will understand. This is the first step to see the situation as it is in Gaza, without prepackaged, preconceived ideas that are all too often the product of vulgar and racist propaganda.






Tal vez ya no existe un rincón del mundo inexplorado, como solía describirlo el poético Terzani, pero todavía hay muchas cosas que vale la pena contar. 
Sobre todo aquí, en Gaza, donde vivo ahora. Me gustaría entonces contarles cómo se vive, cómo se trabaja, qué se piensa, en una ciudad donde el tiempo parece haberse detenido. Sí, aquí en Palestina, el tiempo se ha detenido, ya que no es posible que en el 2013 estamos hablando todavía de ocupación militar, de racismo, de limpieza étnica, de genocidio. Desastres de la humanidad incomprensibles e injustificables incluso en la Edad Media. 
Por eso escribir y contar. Contar para que ustedes conozcan, piensen, para que se indignen, para que cambien.
Me gustaría escribir un blog que no sea periodístico, sino de cuentos, historias o cartas. Cuentos que todos puedan leer, incluso mi sobrino que tiene 5 años; cartas a todos los que tendrán el deseo de leerlas y luego contarlas a sus amigos, hijos, padres, familiares. Y así como hace muchos años se enviaban los mensajes por palomas o botellas de vidrio, para que las palabras se desplazasen por los cielos y los mares, hoy me gustaría enviar mis historias entre las estrellas que nos han siempre mirádo en silencio, para que a través del tiempo lleguen a los oídos capaces de denunciar y condenar a los que ahora realizan crímenes inhumanos pensando de alguna manera escaparse de la responsabilidad. Los cuentos de los ancianos, pasados de boca a boca y llegados hasta nuestros días, tal vez no han salvado los Incas, los Mayas, los Aztecas o los nativos de América del Norte, pero hoy sabemos quien fueron los verdugos y quien las víctimas . Yo no pretendo salvar a nadie, pero sin duda tengo la obligación de contar y de hacer lo que es justo y no lo que es provechoso para mi. 
No es fácil escribir sobre Gaza sin caer en la retórica de los Palestinos como el único pueblo digno, peleador y resistente. Hay muchos otros pueblos dignos y resistentes en el mundo. Que no se enfaden mis amigos Palestinos de Cisjordania, pero incluso allí, como en cualquier otro país en el que he vivido, y que son muchos, encontré cobardes deshonestos y especuladores.
Por supuesto, aquí se agrega el enorme problema de la ocupación colonialista ilegal que muestra su peor cara y con el pegamento de la desesperación y del terror obliga su gente a estar unidas con dignidad y firmeza, para simplemente no desaparecer.
Yo empiezo a escribir y espero que ustedes escuchando y contando empiecen a entender. Por qué la comprensión es el primer paso para finalmente tener una idea propria sin prejuicios viciados ​​con demasiada frecuencia por una propaganda vulgar y racista.