20/08/13

Peace talks

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A ogni morso che gli dava lo sparviero, il pappagallo gridava: «Vittoria!»; gliene dava un altro e lui:«Vittoria!»; gli strappava una zampa e lui: «Vittoria!»; gli staccava un'ala e lui: «Vittoria!»; e così pezzo dopo pezzo, gridando sempre «Vittoria!».
José Joaquín Fernández de Lizardi – Il pensatore Messicano

Un tempo sole e luna erano la stessa cosa. Poi ci fu il Big Bang e tutto si complicò. Sole e luna di colpo si ritrovarono separati.
Anche stasera il sole scompare all'orizzonte per cercare di raggiungere la sua amata luna. Come ogni giorno. Da così tanto tempo che ormai il povero sole non sa perché continua a seguire chi non lo vuole più incontrare.
E la luna, come ogni notte, vaga confusa per il cielo, cercando di ritrovare il suo dolce sole. Ma è distratta dalle troppe stelle che brillano attorno a lei.
Così presi da questa infinita rincorsa, sole e luna non si accorgono che in realtà si incontrano ogni giorno. O meglio, ogni sera, al tramonto, e ogni mattina, all'alba. Ma questa è un'altra storia.
“Una storia privata tra sole e luna” dice la mia Stellina.
“Me la racconterai un giorno?” le chiedo “magari davanti ad un bel piatto di spaghetti alle vongole e una bottiglia di vino bianco” aggiungo, sperando in questo modo che caschi nel mio tranello per poterla finalmente incontrare di nuovo.
“Magari...” risponde lei distratta senza prestare troppa attenzione alle sue parole, poi dopo uno strano lungo silenzio aggiunge “Adesso ascolta La storia del topolino e del gatto”.
«C'era una volta un gatto che si divertiva a maltrattare un topolino. I giorni passavano e il gatto continuava a giocare col topolino e a rendergli la vita impossibile. Il topolino provava a reagire ma contro il gatto non c'era niente da fare.
Un giorno i lamenti del topolino arrivarono fino in cielo e furono uditi da un'aquila. L'aquila, che mangia i topolini, si rese conto della situazione e cercò subito di trarne vantaggio. Il gatto avrebbe lavorato per lei sfinendo il topolino così che alla fine l'aquila avrebbe potuto mangiarsi il topolino e, perché no, pure il gatto in un sol boccone. Consapevole della propria superiorità l'aquila si autoproclamò giudice imparziale ordinando al gatto di riunirsi ad un tavolo per parlare col topolino e per risolvere in questo modo i loro problemi.
Il gatto allora infastidito dal fatto che non poteva più giocare come prima, ma doveva almeno dare l'impressione di dialogare col topolino, per vendetta, prese il topolino fra i suoi artigli e cominciò a maltrattarlo ancora di più mentre gli parlava.
Così il topolino, resosi conto che la sua situazione non era migliorata affatto, continuava a lamentarsi sempre più forte, ma ad ogni lamento il gatto diceva 'Dialoghiamo!' che ormai era l'unica parola che sapeva pronunciare. Dopo ogni morso gridava 'Dialoghiamo!', ad ogni graffio 'Dialoghiamo!', ad ogni zampata 'Dialoghiamo!'. E non appena il topolino cercava di reagire interveniva l'aquila e diceva: 'Non devi reagire topolino, devi portare questi problemi al tavolo delle trattative e del dialogo!'.
E così provocazione dopo provocazione, bombardamento dopo bombardamento, fino alla fine, gridando sempre 'Dialoghiamo!'»

Note alla comprensione del testo:
Gli attuali ridicoli dialoghi di pace fra i negoziatori israeliani e palestinesi, sotto la supervisione statunitense del pappagallo, più che aquila, John Kerry, dovrebbero raggiungere il loro obiettivo entro i prossimi nove mesi: praticamente un parto.
Ora, cari illustri e saccenti negoziatori, non sapevo che per partorire cacate del genere fossero necessari nove mesi. Io, ogni mattina, ne partorisco di migliori in soli cinque minuti e con molti meno sforzi.
Ma si sa, i miei parti quotidiani non interessano a nessuno, perché non ho la cravatta o il tailleur, non stringo mani, e non sono falso, ipocrita e corrotto.
E voi, cari semplici e comuni mortali di tutte le parti e nazioni, emozionatevi poco per questi dialoghi, perché qualunque sia il risultato del penoso parto, continuerete a prenderlo proprio là dove non batte mai il sole, come sempre.





Each peck the hawk gave drew forth a cry of “Victory”. A peck, a “Victory” another peck, another “Victory”. The whole while he was being pecked to pieces, he kept saying “Victory”
José Joaquín Fernández de Lizardi – The Mexican Thinker

A long time ago the sun and moon were the same thing. Then there was the Big Bang and everything is became more complicated. So the sun and moon suddenly separated themselves.
Therefore on nights like tonight the sun disappears over the horizon and tries to reach his beloved moon, this happens every sunrise and sunset. This has happened for so long that now the poor sun everyday does not even know why he continues to follow that which he does not want to meet him anymore.
And the moon, every night, meanders confused to the sky, trying to find her beloved sun. But she is distracted by too many stars that shine around her.
So busy in this endless run, the sun and moon do not realize that they constantly meet. Or rather, every evening at sunset, and every morning at sunrise. Yet that's another story.
"A private story between sun and moon" says my Little Star.
"Will you tell me it one day?" I Ask her "maybe in front of a delicious spaghetti with clams and a bottle of white wine" I add, hoping in this way she draws into my trap to finally meet her again.
"Maybe..." she says distractedly without paying too much attention to her words, then after a long awkward silence she adds "Now listen to The story of the little mouse and the cat".
«Once upon a time a cat enjoyed mistreating a mouse. As the days passed the cat continued to play with the mouse, this made the mouse's life impossible. The mouse tried to react against the cat but there was nothing to do.
One day the moans of the little mouse came up to the sky and were heard by an eagle. The eagle, which eats mice, realized the situation and immediately tried to take advantage of it. The cat would wear out the mouse so that at the end of the day the eagle would eat the little mouse... and, why not, perhaps also the cat in one bite. Aware of her own superiority the eagle declared herself impartial judge and ordered the cat to sit at a table to talk to the mouse, and in this way to solve their problems.
So the cat was annoyed that he could no longer play as before, but he had to at least to give the impression that it would talk to the mouse. Yet in revenge the cat took the mouse between its claws and began to abuse him even more than before while now talking to him.
The little mouse realized that his situation had not improved at all, he continued to complain louder and louder. Alas with every complaint the cat said 'Talk to me!' for it was the only phrase he knew. After each bite the cat shouted 'Talk to me!', at every scratch 'Talk to me!' at every hit 'Talk to me!'. As soon as the mouse tried to react the eagle intervened and said 'You must not react, you have to bring these issues to the negotiating table and talk about it!'
...and so provocation after provocation, bombing after bombing, until the end, always shouting 'Talk to me!'»

Notes to the understanding of the text:
The current ridiculous peace talks between the Israelis and Palestinian negotiators, under the supervision of the American parrot, more than eagle, John Kerry, they should achieve their goal within the next nine months: practically a childbirth.
To my dear wise ass negotiators:
What you give birth to is crap that needed nine months. Every morning, I create better shit in just five minutes and with much less effort.
But you know, nobody cares about my daily...offspring, because I do not have a tie or a suit, I do not shake hands...maybe I should.
To all the ordinary people of all parties and nations -don't get excited about these peace talks-
Whatever is the result of the pathetic childbirth, you will continue to take it right there where the sun doesn't shine...and without consent, as usual.





A cada mordiscón que le pegaba el gavilán, gritaba el perico “Victoria”; le soltaba otra, “Victoria”; le trozaba una pata, “Victoria”; le separaba un alón, “Victoria”; y de esta manera se le arrancó cantando siempre la “Victoria”.
José Joaquín Fernández de Lizardi – El pensador Mexicano

Hubo un tiempo en el que sol y luna eran la misma cosa. Luego hubo el Big Bang y todo se complicó. Sol y luna de repente se despertaron separados.
Incluso esta noche el sol desaparece detrás del horizonte para tratar de alcanzar su amada luna. Como todos los días. Por así tanto tiempo que ahora el pobre sol tampoco sabe por qué continúa siguiendo quien no lo quiere encontrar nunca más.
Y la luna, como cada noche, vaga confusa por el cielo, tratando de encontrar su dulce sol. Pero está distraída por todas las estrellas que brillan alrededor de ella.
Así que concentrados en esta carrera sin fin, sol y luna no se dan cuenta de que realmente se encuentran todos los días. O, mejor dicho, cada atardecer y cada amanecer. Pero esta es otra historia.
"Una historia privada entre sol y luna" dice mi Estrellita.
"Quieres contarmela algún día?" le pregunto "ojalá delante de un plato de espaguetis con almejas y una botella de vino blanco" agrego esperando de esta manera que se caiga en mi trampa para poderla finalmente encontrar de nuevo.
“Ojalá...” dice ella con aire ausente, sin prestar demasiada atención a sus palabras, y después de un largo extraño silencio añade: "Ahora escucha La historia del pequeño ratón y del gato".
«Había una vez un gato al que le gustaba maltratar a un pequeño ratón. Los días pasaban y el gato continuaba a jugar con el pequeño ratón y a hacer su vida imposible. El pequeño ratón intentaba reaccionar pero contra el gato no había nada que hacer.
Un día, los gemidos del pequeño ratón llegaron hasta el cielo y fueron escuchados por un águila. El águila, que se alimenta de ratones, se dio cuenta de la situación y de inmediato trató de tomar ventaja de ella. El gato hubiera trabajado para ella, agotando el pequeño ratón de manera que al final el águila hubiera podido comer el ratoncito y, por qué no, hasta el gato de un solo trago. Consciente de su propia superioridad el águila se declaró juez imparcial y ordenó al gato de sentarse en una mesa para hablar con el pequeño ratón y para resolver sus problemas.
El gato entonces se molestó de que ya no podía jugar como antes y ahora tenía que dar la impresión de dialogar con el ratoncito y por venganza atrapó el pequeño ratón entre sus garras y comenzó a abusar de él aún más que antes mientras que le hablaba.
Así el ratoncito, dándose cuenta de que su situación no había mejorado para nada, seguía quejándose cada vez más fuerte, pero por cada queja gato decía: '¡Dialogamos!' que era la única palabra que sabía pronunciar. Después de cada mordiscón gritaba '¡Dialogamos!', por cada rasguño '¡Dialogamos!' por cada golpe '¡Dialogamos!'. Y como el ratón intentaba reaccionar el águila decía: "No debes reaccionar pequeño ratón, sino más bien debes traer estos temas a la mesa de las negociaciones y del diálogo'.
Y así de provocación en provocación, de bombardeos en bombardeos, hasta el final, siempre gritando '¡Dialogamos!'»

Notas para la comprensión del texto:
Los actuales ridículos diálogos de paz entre los negociadores israelíes y palestinos, bajo la supervisión estadounidense del loro, más que águila, John Kerry, tendrían que lograr sus objetivo en los próximos nueve meses: prácticamente un parto.
Ahora, queridos ilustres engreídos negociadores, no sabía que para parir cagadas similares fueran necesarios nueve meses. Yo, todas las mañanas, produzco cagadas mejores en sólo cinco minutos y con mucho menos esfuerzos.
Pero ya se sabe, a nadie le importa mis partos diarios, porque yo no tengo una corbata o un traje, no aprieto manos, y no soy falso, hipócrita y corrupto.

Y vosotros, queridos simples y comunes mortales de todas las partes y todas las naciones, emocionad muy poco por estos diálogos, porque sea cual sea el resultado del penoso parto, seguiréis tomandolo allí mismo donde nunca jamás brilla el sol, como siempre.


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